domenica 15 gennaio 2012
La Befana...cronaca semi-seria di una giornata speciale a casa mia
Se il giorno di Natale per me è bellissimo perchè è il momento per stare tutti insieme, la sera della Befana è però il momento più entusiasmante delle feste natalizie: forse perchè, come ci ha insegnato il poeta Giovanni Pascoli, dovremmo valorizzare e recuperare una dimensione infantile e quasi primitiva della vita.
Allora: cosa succede in casa mia il 5 gennaio?
Ore 14.30: si fanno i “befanini”, tipici biscotti (vedi ricetta qui) a forma di stella, angelo, albero, cuore, fiore e “chi più ha, più ne metta”, decorati con chicchi colorati di zucchero.
La mia cucina viene invasa da piccoli mostri urlanti (ovvero mia figlia e le sue adorabili amichette) che armate di grembiule e allegria iniziano a impastare tutti gli ingredienti. Quando, dopo le varie fasi di lavorazione che non sto a descrivere ma lascio alla vostra immaginazione, i biscotti sono pronti, aspettiamo che siano freddi e ne mangiamo un bel po', ne mettiamo una parte in appositi barattoli di vetro e altri in sacchettini da regalare ai nostri amici!
A questo punto la “mamma”, che in questo caso sono io, si arma di scopa e riconquista la cucina!
Fatto ciò, ci sono 3 opzioni:
1)ogni bambina viene ripresa da un genitore e continua la serata a casa propria...
2)qualche bambina rimane per cena e aspetta l'arrivo della Befana a casa mia
3) tutte le bambine rimangono a casa mia per cena con il papà e la mamma
La risposta corretta è la numero...3!!!!!!!!!!!
Ma devo aggiungere che quest'anno mi sono superata!!
Ore 20.00: rimetto la spianatoia sul tavolo, faccio di nuovo indossare i grembiuli ai piccoli mostri e tiro fuori due grandi ciotole con l'impasto PRONTO, questa volta, per fare la pasta fritta! Quindi, di nuovo con i mattarelli in mano, stendiamo la pasta e la tagliamo in pezzi di varie forme che poi friggo nell'olio caldo.
Intanto le bambine praparano la tavola: mettono il formaggio, il prosciutto, il salame e tante altre ghiottonerie nei vassoi (sono molto entusiaste di farlo, poiché per ogni fetta che mettono nel vassoio una finisce in bocca!), poi i piatti, i bicchieri, i tovaglioli.
Insomma, alle otto e mezzo siamo tutti in cucina a cucinare, chiacchierare, mangiare e bere! Le bambine sono entusiaste e orgogliose offrono i biscotti che hanno preparato; ogni cinque minuti vanno alla finestra del salotto a guardare se la Befana sta arrivando!
E finalmente si sentono delle voci in strada: è lei!! C'è un vecchio carretto trainato da un asino, dove sono stati messi i pacchi e le borse dei regali, la Befana, brutta, vecchia e gobba, cammina accanto al carretto e dietro c'è un gruppo di persone che suonano il flauto, l'organetto e l'armonica e cantano le tradizionali canzoni di Befana.
E' veramente un momento magico, e io mi dimentico di avere superato i quarant'anni, e mi metto in mezzo alle bambine urlanti, convinta per un attimo che anch'io riceverò il mio regalo!!
Poi la Befana sale le scale di casa nostra, suona educatamente il campanello e, altrettanto educatamente, noi apriamo e salutiamo “Buonasera, signora Befana!”. Lei domanda alle bambine se sono state brave durante l'anno passato e poi consegna loro i regalini. Io, un po' delusa, mi rendo conto che non avrò nessun pacchetto, ma poi mi guardo intorno e penso che il giorno appena trascorso è stato un regalo bellissimo!
Offriamo qualcosa da bere e da mangiare alla Befana, che poi se ne va per continuare la sua serata di duro lavoro!
Ecco, questa è stata la festa di Befana 2012 a casa di Eva!
E, dulcis in fundo, voglio farvi anch'io un regalo - guardate questo meraviglioso, commovente e divertente film d'animazione del 1996, con musiche di Paolo Conte e tratto da un romanzo di Gianni Rodari, "La freccia azzurra" - parla proprio della Befana!
If Christmas Day is wonderful for me because it's time to be all together, the evening of the Epiphany, however, is the most exciting moment of the holiday season, perhaps because, as we were taught by the poet Giovanni Pascoli, we should try to enhance and restore a life dimension as if we were children.
So, what happens in my house on January 5th?
2.30 p.m.: we make "befanini", typical tuscan biscuits in the shape of stars, angels, trees, hearts, flowers,... decorated with colored grains of sugar.
My kitchen is overrun with screaming little monsters (that is, my daughter and her adorable little friends) who armed with joy begin to mix all the ingredients. When, after the various processing steps that I am not to describe but I'll leave to your imagination, the biscuits are ready, we expect them to be cold and eat a lot, then put a part in special glass jars and give our friends what remains.
At this point the "mother", which in this case it's me, arms herself with a broom and reconquers the kitchen!
At this point, there are 3 options:
1) each child is picked up by a parent and continues the evening at home ...
2) some girls stay for dinner in my house
3) all the girls are at my house for dinner with their dads and moms
The correct answer is number 3 ... !!!!!!!!!!!
But I must add that this year I went even further!
8 p.m. : I commend the pastry on the table, I once again wear the aprons to the little monsters and take out two large bowls with the mixture READY, this time to make a fried dough! So again with rolling pins in hand, rolling out pastry, cutting into pieces of various shapes and frying in hot oil.
Meanwhile, the girls prepare the table: put the cheese, ham, salami and other delicacies in many trays (they are very enthusiastic to do so, since for each slice that they put in the tray, one ends in their mouth!) Then the dishes, glasses , the napkins.
In short, we are all at half past eight in the kitchen to cook, talk, eat and drink! The girls are excited and proud to offer the biscuits they have prepared, and every five minutes go in the living room to see from the window if the Befana is coming!
And finally, voices on the street! There is an old cart pulled by a donkey, where there are packages and bags of gifts, and this ugly, old and hump woman walking beside the cart, and behind it there is a group of people who play the flute, the accordion and harmonica and sing the traditional songs of the Epiphany.
It 's really a magical moment, and I forget that I am over forty, and I start screaming in the middle of the girls; I believe for a moment that I will receive my gift!
Then the Epiphany climbs the stairs of our house, the doorbell rings and we open and say "Good evening, madam Befana." She asks the girls if they were good during the past year and then gives them their gifts. I am a bit disappointed since I realize I will not have any package, but then I look around and I think the past day has been a wonderful gift!
We offer something to eat and drink to the Befana, who then leaves to continue his night of hard work!
Well, this was the feast of Epiphany 2012 in Eva's house!
And, last but not least, I want to offer you a gift - look at this wonderful, moving and funny animated film of 1996, with music by Paolo Conte, and based on a novel by Gianni Rodari, "The blue arrow" – it speaks about our Befana!
lunedì 2 gennaio 2012
Un grande campione: Fausto Coppi
sabato 24 dicembre 2011
I nostri canti tradizionali natalizi
In Italia ci sono due famosi canti tradizionali di Natale, che celebrano la nascita di Gesù: uno è “ Quando nascette ninno”, ed è in napoletano, scritto nel 18° secolo da Sant'Alfonso Maria de Liguori, allora vescovo di Sant'Agata dei Goti, un antico borgo in provincia di Benevento.
Da questo canto deriva “Tu scendi dalle stelle”, il più famoso canto natalizio italiano. Abbiamo trovato un video, in cui entrambe le canzoni sono eseguite da bambini, la prima da un solista accompagnato dagli zampognari, e la seconda da un coro di voci bianche.
I testi completi sono più lunghi e in genere vengono cantate solo alcune strofe: di seguito vi riportiamo i testi dei due canti, con la traduzione in italiano del testo napoletano.
Buon ascolto e Buon Natale!
| Quanno nascette Ninno a Betlemme, | Quando nacque il Bambino a Betlemme era notte e sembrava mezzogiorno Mai le stelle lucenti e belle si videro così e la più luminosa andò a chiamare i Magi nell'Oriente |
| guardavano le ppecore, 'e Pasture... | I pastori erano a guardia delle greggi |
Tu scendi dalle stelle
Tu scendi dalle stelle
o Re del cielo
e vieni in una grotta al freddo e al gelo
e vieni in una grotta al freddo e al gelo
O Bambino mio divino,
Our traditional Christmas songs
In Italy there are two most popular Christmas songs, celebrating Jesus' birth. One is “Quando nascette Ninno”, written in the 18th century in Neapolitan language by Sant'Alfonso Maria de Liguori, at the time bishop of Sant'Agata dei Goti, an ancient hilltown in the province of Benevento.
From this song was inspired the composition of “Tu scendi dalle stelle”, perhaps the most famous italian Christmas song. We are pleased to propose a video, in which both songs are performed by children, the first one as a solo accompanied by bagpipes, and the second by a children's choir.
The complete lyrics are longer, but usually only a few strophes are sung: here is the translation of the lyrics sung in the video:
Quando nascette Ninno (When the Child was born)
When the Child was born in Bethlehem - It was night but it looked like noon - the beautiful and bright stars could never be seen like that and the brightest one went to call the Kings from the Orient
The shepherd were watching the sheep when an Angel, brighter than the sun appeared and told them: do not be scared! Be happy and smile! The earth has turned into Paradise
Tu scendi dalla stelle (you descend from the stars)
You descend from the stars o king of heaven and come into a manger in the cold and frost - O my divine Child I see you shivering - o blessed God how hard was it to you - the love you gave me!
You, who are the earth's Creator, are lacking clothes and fire o my Lord Dear chosen Baby, your poverty is all the more love inspiring as love itself made you poor
Enjoy listening to the songs! Merry Christmas!
lunedì 12 dicembre 2011
La ricetta dei "befanini"
domenica 27 novembre 2011
Tagliatelle di farina di castagne
Visto che siamo in periodo di castagne mi fa piacere pubblicare questa ricetta per preparare la pasta con farina di castagne (o di neccio, come si dice a Lucca).
Tagliatelle di farina di castagne
Ingredienti per 8 persone:
350 grammi di farina di castagne
200 grammi di farina di frumento
2 uova
200 grammi di ricotta di pecora
50 grammi di pecorino o parmigiano grattugiati
Sale e pepe
Istruzioni
Si setacciano le due farine insieme per mescolarle bene, facendone un mucchio sul tavolo: fare poi una cavità al centro e aggiungervi le uova, un pizzico di sale e un po' di acqua tiepida. Mescolare dapprima con una forchetta le uova con l'acqua, aggiungendo via via della farina, poi continuare con le mani finché la pasta diventa omogenea, liscia ed elastica. A questo punto farne una palla e avvolgerla in una pellicola, facendola riposare per mezz'ora circa. Poi stendete la pasta in una sfoglia sottile ma non troppo, e lasciatela asciugare un pochino, ma non troppo. Dopo tagliate la pasta in strisce con un coltello liscio e cuocete in abbondante acqua bollente salata, preferibilmente “al dente”. Se cuocete la pasta subito dopo la preparazione, sono sufficienti due minuti di cottura da quando l'acqua riprende a bollire.
Poi si scolano le tagliatelle e si mettono in una terrina, dove in precedenza si era sciolta la ricotta con un po' di acqua di cottura. Si aggiunge il formaggio grattugiato e un po' di pepe, mescolando delicatamente. Buon appetito!
As it's the season of chestnuts, I am pleased to publish a recipe to prepare noodles with chestnut flour (or "neccio" flour as it's called in Lucca)
Tagliatelle with chestnut flour
Ingredients for 8 persons:
350 gram chestnut flour
200 gram wheat flour
2 eggs
200 gram ricotta from sheep milk
50 gram grated parmisan or pecorino cheese
Salt & pepper
Instructions:
First sift both flours together to mix them well and make a mound on the table. Open a hollow in the middle and add the eggs, a pinch of salt and some lukewarm water. First stir with a fork the eggs and the water, gradually adding the flour, then continue with the hands till the dough becomes smooth and stretchy. At this point make a ball and wrap it in clingfilm, letting it stand for about half an hour. Then roll out the dough in a thin sheet (but not too thin), and let it become a little dry, but not too much. After that cut the dough in stripes with a smooth knife and cook preferably “al dente” (which means not too soft) in copious salted boiling water . If you cook the noodles just after preparing the dough, two minutes from when water starts boiling again are sufficient.
Then you drain the tagliatelle and put them into a bowl, where you had previously melted the ricotta cheese with some cooking water. Add the grated cheese and some pepper, delicately mixing.
Enjoy your meal!|
domenica 20 novembre 2011
L'ultima di Ivano Fossati
Un grande cantautore italiano, Ivano Fossati, ha pubblicato il suo nuovo album con alcune belle canzoni che ci raccontano in modo poetico la realtà del nostro tempo. Fra queste vi voglio proporre “Quello che manca al mondo”
Quello che manca al mondo è un poco di silenzio quello che manca in questo mondo è il perdono che non vedo e non sento tutta la gente intorno sogna di cavalcare il temporale
quello che serve alla vita
è acqua e sale
io non sono quell'uomo che aveva un sogno
che ne è stato dei sogni di questo tempo?
Di che cosa parliamo in questa vita? Di che cosa nutriamo i nostri figli?
Quello che mancherà domani è un monumento all'uguaglianza
quello che manca già stanotte sono mille parole d'amore
perché c'è gente che parla d'amore in una lingua morta, sono vivi e gli basta e sanno aspettare, ma in questa estate che sembra piuttosto dicembre non tutto va bene oppure sì, se vi pare.
Quello che manca al mondo lo vedo bene coi miei occhi
quello che manca a questo mondo non lo posso raccontare
io non sono quell'uomo che aveva un sogno e nemmeno l'artista che aveva un dono ma anche un solo pensiero fa strada, come tutte le grandi illusioni.
Quello che manca al mondo
è un poco di silenzio
quello che manca in questo mondo è il perdono che non vedo e non sento
quello che manca al mondo è un poco di silenzio.
A great Italian singer songwriter, Ivano Fossati, has released his latest album with some fine songs which are poetical reports of our time's reality. I am pleased to propose you “Quello che manca al mondo” (what the world is lacking)
is a little silence
what this world is lacking is forgiveness which I can't see nor hear
All people around dream of overcoming the thunderstorm
What life needs is
I am not the man who had a dream
What has become of the dreams of this time?
What are we talking about in this life? With what do we feed our children?
What will be lacking tomorrow is a monument to equality
What is already missing tonight are thousand words of love
As there's people speaking of love in a dead language, content with being alive and waiting,
What the world is lacking I can see well with my eyes
What this world is lacking I cannot tell
What the world is lacking
is a little silence
What this world is lacking is forgiveness which I can't see nor hear
domenica 30 ottobre 2011
Il porto di Lucca - the port of Lucca
Forse non tutti sanno che Lucca aveva un porto fluviale, attivo dall'epoca romana fino alla fine dell'800, che si trovava a Sud della città, nella zona di Via della Formica a San Concordio. Il nome Formica deriva probabilmente dal latino “forma”, termine che indicava una suddivisione del territorio. Il porto era lungo 68 metri e largo 16, con una darsena di 10x5 metri, 4 scali di attracco e un magazzino per le merci. Il canale della Formica era collegato al mare, a Firenze e a Pisa attraverso l'Arno dove giungeva attraversando il padule di Bientina.
Perhaps you did not know that Lucca had a river port, in operation since the Roman era and till the end of 1800, which was located south of the city, in the suburb of San Concordio adjacent to Via della Formica. The name Formica probably derives from the latin “forma”, which was a Roman term to define land distribution. The port was 74 yards long and 17 wide, with a dock of 11x4,5 yards, 4 mooring places and a warehouse. The Formica canal was connected to the sea, Florence and Pisa via the river Arno, where it emptied after crossing the marsh of Bientina.
(A sight of Lucca in 1700, showing the port with two freight boats on dock)
Le merci che durante i secoli arrivavano al porto di Lucca erano: il legname proveniente da Barga e dalla Garfagnana, che era portato a Lucca dalle acque del Serchio; le pietre da costruzione, ad esempio le pietre dell'ultima cerchia muraria provenivano dalla cava di Guamo e attraverso i canali giungevano fino a San Concordio; il sale dalla Versilia; i cereali, il riso e la farina, provenienti dai territori vicini e dai mulini lungo i fiumi. Invece le merci che partivano dal porto erano: i rifornimenti per i magazzini dei mercanti lucchesi in Europa; la seta che arrivava grezza e ripartiva lavorata per i mercati europei.
The goods arriving to the port of Lucca over the centuries were: timber coming from Barga and Garfagnana via the Serchio river; construction stones: for example, the stones for the walls were excavated from the Guamo quarry and reached San Concordio by the canal; salt from Versilia; cereals, rice and flour from the nearby territory and the mills along the rivers. The goods departing from the port were supplies for the warehouses of Lucchese merchants and silk, which arrived as raw material and once processed was shipped to the European markets.

(A map of 1843 showing the port location)
La rete fluviale Lucca-Pisa-Firenze aveva il vantaggio di essere rapida e sicura, ma poteva provocare malattie come il tifo, la malaria e il colera per il suo percorso nella palude, ed essere anche una via agevole per attacchi militari. La fine del porto è stata determinata dall'avvento della ferrovia nella seconda metà dell'ottocento. La darsena fu interrata alla fine dell'800 con la costruzione dei gasometri. Il canale servì poi fino alla seconda guerra mondiale per il trasporto locale di verdure dalla campagna, poi fu definitivamente intubato. Un comitato di cittadini vorrebbe il restauro e la valorizzazione del porto come monumento storico, e si oppone fortemente alla costruzione di un grande fabbricato che di fatto lo farebbe scomparire per sempre. Maggiori notizie possono trovarsi sul sito www.sanconcordio.it
The advantage of the fluvial network Lucca-Pisa-Firenze was to be safe and fast, yet diseases like typhus fever, malaria and cholera could be provoked along the way through the marsh, and military assaults could be made easier by the smooth route. The port ceased to be used after the construction of the railway in the second half of 1800 and the dockyard was interred for the building of great gasometers. The canal was used until the second world war for local transport of vegetables, then it was definitely laid underground. The citizens of San Concordio are urging for the restoration of the port and its exploitation as a historic site, strongly opposing the project for the construction of an enormous building, which would cause its final disappearance. You can find more news on www.sanconcordio.it
(The customhouse along the canal)
lunedì 24 ottobre 2011
Le “mondine” nel borgo antico – la festa della castagna a Colognora di Pescaglia

Siamo partiti da Lucca alla 2 del pomeriggio e siamo arrivati a Vetriano, il paese prima di Colognora, dove abbiamo lasciato le nostre macchine e utilizzato il servizio della navetta per arrivare fino al paese: questo perché la splendida giornata era molto invitante e c'era una gran folla di visitatori.
Colognora è un piccolo borgo a 600 metri di altezza nella media valle del Serchio, circondato da boschi di castagni e uliveti. E' un luogo particolare, fra collina e montagna, dove il castagno e l'ulivo quasi convivono. Il fascino di questo luogo è dato anche dai cipressi che si incontrano lungo la strada tortuosa che sale dal fondovalle e dai panorami che si possono vedere durante la salita.
Arrivati in paese, abbiamo potuto ammirare i numerosi banchi con i prodotti tipici e gli artigiani degli antichi mestieri, disposti lungo la strada in pietra del borgo. In piazza della chiesa c'erano i “mondinai”, che con le loro padelle arrostivano le castagne, accompagnate da un ottimo vin brulé. C'erano anche come ogni anno gli ospiti del paese di Pfaffenheim in Alsazia, gemellato con Colognora, che offrivano vino bianco, formaggio e pizze del loro paese. C'erano anche suonatori e cantanti, tra cui il nostro Angelo che ha percorso il paese con il suo organino, suonando e cantando canzoni tradizionali della Toscana.
Colognora is a hamlet at about 1900 feet on the middle Serchio river valley, surrounded by woods of chestnut trees and olive groves. It's a particular place, between hill and mountain, where the chestnut and the olive trees almost grow side by side. The charm of the place is heightened by the cypresses along the road and by the sights we can enjoy while going up from the bottom of the valley

domenica 2 ottobre 2011
Idelfonso Nieri e la cultura popolare lucchese

domenica 25 settembre 2011
Un libro sugli emigrati italiani in Australia

lunedì 19 settembre 2011
Luminara 2011 - una bellissima emozione
Yesterday we had the first autumn rain, and with today's temperature I think the summer of 2011 is ending........I am quite satisfied though, as this year the almost stable tradition of the first rain pouring on the evening of September 13 this time did not come true: it's the evening we celebrate the Holy Cross, and the inevitable consequence is that the feast every genuine Lucchese never holds back from participating with any weather, ends up in a general rush...... luckily not this year, September 13 was a clear summer evening, starry sky and (almost) full moon, when the “Luminara” and the final fireworks did bestow incomparable emotions on us. Here are some pictures of the event:
venerdì 2 settembre 2011
Settembre, il mese del ripensamento
Lo scorso anno, esattamente il 15 di ottobre, ho iniziato a pubblicare le strofe della canzone dei 12 mesi di Francesco Guccini, una ogni mese. Ora siamo arrivati all'ultima, dedicata a settembre, che è propositiva di nuovi progetti e possibilità, seguita dalla strofa usata come ritornello, che riassume la visione poetica del cantante sul tempo che passa
Poi il video completo della canzone eseguita dal vivo: è una registrazione di anni fa, ma molto buona. A seguito ho messo anche il testo completo in italiano.
Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull'età, dopo l'estate porta il dono usato della perplessità...
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità, come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità.....
O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, e tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare...
Last year, precisely on October 15, I started to publish the stanzas of the song of the 12 months by Francesco Guccini, one every month. Now a year has passed and we have come to the last verses, dedicated to September, which inspire new projects and opportunities, followed by the refrain, which depicts Guccini's poetic vision of the passing of time.....
Then comes a video with the complete song performed live: it's a recording of many years ago, but very good. For those who want to follow it I have added the complete lyrics in Italian.
September is a month of reflection on years and age
When summer's over it brings the usual gift of uncertainty
You sit down to think and start again the game of your identity
and possibilities like sparks kindle your fire
O days, o months that always go away, this life of mine is just the same as yours
Different every year, and every year alike,
The deal of tarot cards you never know how to play......
fra le cui rive giace come neve il mio corpo malato, il mio corpo malato.
Sono distese lungo la pianura bianche file di campi,
son come amanti dopo l'avventura neri alberi stanchi, neri alberi stanchi.
Viene Febbraio, e il mondo è a capo chino, ma nei convitti e in piazza
lascia i dolori e vesti da Arlecchino, il carnevale impazza, il carnevale impazza.
L'inverno è lungo ancora, ma nel cuore appare la speranza
nei primi giorni di malato sole la primavera danza, la primavera danza.
Cantando Marzo porta le sue piogge, la nebbia squarcia il velo,
porta la neve sciolta nelle rogge il riso del disgelo, il riso del disgelo.
Riempi il bicchiere, e con l'inverno butta la penitenza vana,
sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare.
quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele, che ti chiamò crudele.
Ma nei tuoi giorni è bello addormentarsi dopo fatto l'amore,
come la terra dorme nella notte dopo un giorno di sole, dopo un giorno di sole.
Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera,
il nuovo amore getti via l'antico nell'ombra della sera, nell'ombra della sera.
Ben venga Maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fiore,
mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore, brindo a Cenne e a Folgore.
Giugno, che sei maturità dell'anno, di te ringrazio Dio:
in un tuo giorno, sotto al sole caldo, ci sono nato io, ci sono nato io.
E con le messi che hai fra le tue mani ci porti il tuo tesoro,
con le tue spighe doni all'uomo il pane, alle femmine l'oro, alle femmine l'oro.
Diverso tutti gli anni, e tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare.
riposa, bevi e il mondo attorno appare come in una visione, come in una visione.
Non si lavora Agosto, nelle stanche tue lunghe oziose ore
mai come adesso è bello inebriarsi di vino e di calore, di vino e di calore.
Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull' età,
dopo l'estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità.
Non so se tutti hanno capito, Ottobre, la tua grande bellezza:
nei tini grassi come pance piene prepari mosto e ebbrezza, prepari mosto e ebbrezza.
Lungo i miei monti, come uccelli tristi fuggono nubi pazze,
lungo i miei monti colorati in rame fumano nubi basse, fumano nubi basse.
Diverso tutti gli anni, e tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare.
lungo i giardini consacrati al pianto si festeggiano i morti, si festeggiano i morti.
Cade la pioggia ed il tuo viso bagna di gocce di rugiada
te pure, un giorno, cambierà la sorte in fango della strada, in fango della strada.
E mi addormento come in un letargo, Dicembre, alle tue porte,
lungo i tuoi giorni con la mente spargo tristi semi di morte, tristi semi di morte.
Uomini e cose lasciano per terra esili ombre pigre,
ma nei tuoi giorni dai profeti detti nasce Cristo la tigre, nasce Cristo la tigre.
sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare.
domenica 28 agosto 2011
Chet Baker e Lucca
Riguardo all'episodio che lo fece condannare alla prigione, la notizia è che fu trovato dalla polizia in una stazione di servizio a San Concordio, ferito e sanguinante nel tentativo di farsi un'iniezione di stupefacente. Nel clamoroso processo che ne seguì Chet Baker fu infine condannato a 16 mesi di reclusione. Si dice che quando entrò in prigione, la guardia chiese se potesse portare con sé il suo strumento, e il superiore lo concesse perché “non era permesso, ma neanche proibito”. Quando uscì di prigione il 15 dicembre 1961, ebbe la sorpresa di essere invitato come ospite d'onore a un concerto jazz organizzato dal contrabbassista Giovanni Tommaso con il suo quartetto al Teatro del Giglio.
Sulla vita di Chet Baker a Lucca e sui suoi guai con la giustizia, in questi giorni è uscito un libro molto interessante, a metà tra cronaca e narrazione, scritto da Domenico Manzione, ex procuratore generale della Repubblica a Lucca, e che si intitola “Il mio amico Chet” (Storia un po' vera un po' no del processo a Chet Baker), edito da Maria Pacini Fazzi Editore.
Imagine to be walking on the city walls and passing the precinct of San Giorgio city prison, while the enticing soft sound of a trumpet catches your ears : its player is Chet Baker, a jazz great, jailed after a sentence for use of drugs.
This is what happened back in the years 1960-1961, when Chet Baker lived in Lucca (he occupied the room # 15 at the Hotel Universo for a long period) and with his great music and his restlessness animated the city life and the clubs in Versilia like la Bussola and il Bussolotto, where his fans followed him playing in exciting jam sessions.
As to the fact which brought to his arrest and imprisonment, he was found by police in a gas station in San Concordio, wounded and bleeding as he tried to inject himself with a dose. With the sensational trial that followed, Chet Baker was eventually condemned to 16 months' jail. They say that when he entered the prison, the guard was not sure whether he could allow him to bring his trumpet in his cell, but his superior did it, as “it was not permitted, but not even forbidden....” When he went out of prison on December 15, 1961, he received the surprise to be the guest of honour at a jazz concert organised by double bass player Giovanni Tommaso and his quartet at the Teatro del Giglio.
On Chet Baker's life in Lucca and his legal troubles, a book has just been published by Maria Pacini Fazzi Editore: it is an interesting work, mingling facts and fiction, written by Domenico Manzione, former Deputy Chief Prosecutor in Lucca, and entitled “Il mio amico Chet” (Storia un po' vera un po' no del processo a Chet Baker)” - “My friend Chet (Part real and part fictitious story of Chet Baker's trial)
martedì 23 agosto 2011
Giuseppe Giusti scrive a Dante Alighieri

domenica 21 agosto 2011
Amerigo (L'emigrazione italiana)
Probabilmente uscì chiudendo dietro a sé la porta verde,
qualcuno si era alzato per preparargli in fretta un caffè d' orzo.
Non so se si girò, non era il tipo d' uomo che si perde
in nostalgie da ricchi, e andò per la sua strada senza sforzo.
Quand' io l' ho conosciuto, o inizio a ricordarlo, era già vecchio
o così a me sembrava, ma allora non andavo ancora a scuola.
Colpiva il cranio raso e un misterioso e strano suo apparecchio,
un cinto d' ernia che sembrava una fondina per la pistola.
Ma quel mattino aveva il viso dei vent' anni senza rughe
e rabbia ed avventura e ancora vaghe idee di socialismo,
parole dure al padre e dietro tradizione di fame e fughe
E per il suo lavoro, quello che schianta e uccide: "il fatalismo".
Ma quel mattino aveva quel sentimento nuovo per casa e madre
e per scacciarlo aveva in corpo il primo vino di una cantina
e già sentiva in faccia l' odore d' olio e mare che fa Le Havre,
e già sentiva in bocca l' odore della polvere della mina.
L' America era allora, per me i G.I. di Roosevelt, la quinta armata,
l' America era Atlantide, l' America era il cuore, era il destino,
l' America era Life, sorrisi e denti bianchi su patinata,
l' America era il mondo sognante e misterioso di Paperino.
L' America era allora per me provincia dolce, mondo di pace,
perduto paradiso, malinconia sottile, nevrosi lenta,
e Gunga-Din e Ringo, gli eroi di Casablanca e di Fort Apache,
un sogno lungo il suono continuo ed ossessivo che fa il Limentra.
Non so come la vide quando la nave offrì New York vicino,
dei grattacieli il bosco, città di feci e strade, urla, castello
e Pavana un ricordo lasciato tra i castagni dell' Appennino,
l' inglese un suono strano che lo feriva al cuore come un coltello.
E fu lavoro e sangue e fu fatica uguale mattina e sera,
per anni da prigione, di birra e di puttane, di giorni duri,
di negri ed irlandesi, polacchi ed italiani nella miniera,
sudore d' antracite in Pennsylvania, Arkansas, Texas, Missouri.
Tornò come fan molti, due soldi e giovinezza ormai finita,
l' America era un angolo, l' America era un' ombra, nebbia sottile,
l' America era un' ernia, un gioco di quei tanti che fa la vita,
e dire boss per capo e ton per tonnellata, "raif" per fucile.
Quand' io l' ho conosciuto o inizio a ricordarlo era già vecchio,
sprezzante come i giovani, gli scivolavo accanto senza afferrarlo
e non capivo che quell' uomo era il mio volto, era il mio specchio
finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo....
But that morning he had the face of his twenties with no wrinkles
a frenzy for adventure and vague still ideas of socialism hard words for his father while he left behind a tradition of hunger and escape and for his work, that which breaks and kills, fatalism
But that morning he had a new feeling for home and mother
and to drive it out he had swallowed the first wine of a cellar
his face already felt the smell of oil and sea of Le Havre
and his mouth already felt the smell of the powder of the mine
To me, America, was then Roosevelt’s G.I.’s, the Fifth Army
America was Atlantis, the heart and the destiny
America was Life, smiles and white teeth on coated paper
America was the mysterious dreamy world of Donald Duck
To me America was then a sweet province, a world of peace
lost paradise, subtle melancholy, slow neurosis
Gunga Din and Ringo, the heroes of Casablanca and Fort Apache
A dream along the constant obsessive sound of the Limentra
I can't imagine how he perceived it when the ship offered him the close sight of New York
A wood of skyscrapers, city of feces and streets, of shouts, a castle!
And Pavana just a memory left by the chestnut trees of the Appennine
English a strange sound wounding his heart like a knife
And then it was work and blood and toil from morning to night
For years like prison, with beer and whores, and hard days
Negroes, Irish, Poles and Italians in the mine
Anthracite sweat in Pennsylvania, Arkansas, Texas, Missouri
He returned like many others, two penny and his youth gone
America was a corner, America was a shadow, fine haze
America was a hernia, one of the many tricks of life
Like saying boss for capo, ton for tonnellata, rifle for fucile
When I knew him or just start to remember him he was already old
haughtily like the young, I slided alongside without grasping him
And I did not understand that that man was my face, my mirror
Until the time, regardless of the ways of the world, when I will meet him again.

























