Parlo Italiano...

...E LO SCRIVO, LO LEGGO, LO SMONTO....E LO RIMONTO!

sabato 24 dicembre 2011

I nostri canti tradizionali natalizi

In Italia ci sono due famosi canti tradizionali di Natale, che celebrano la nascita di Gesù: uno è “ Quando nascette ninno”, ed è in napoletano, scritto nel 18° secolo da Sant'Alfonso Maria de Liguori, allora vescovo di Sant'Agata dei Goti, un antico borgo in provincia di Benevento.
Da questo canto deriva “Tu scendi dalle stelle”, il più famoso canto natalizio italiano. 

Eccone due esecuzioni:  Quando nascette ninno  della Nuova Compagnia di Canto Popolare  e Tu Scendi dalle Stelle cantato da Luciano Pavarotti




I testi completi sono più lunghi e in genere vengono cantate solo alcune strofe: di seguito vi riportiamo i testi dei due canti, con la traduzione in italiano del testo napoletano.


Buon ascolto e Buon Natale!
Quando Nascette Ninno

Quanno nascette Ninno a Betlemme,
era notte e pareva miezojuorno...
Maje le stelle,
lustre e belle,
se vedèttero accussí...
e 'a cchiù lucente,
jette a chiammá li Magge a ll'Uriente.
Quando nacque il Bambino a Betlemme era notte e sembrava mezzogiorno Mai le stelle lucenti e belle si videro così e la più luminosa andò a chiamare i Magi nell'Oriente
guardavano le ppecore, 'e Pasture...
E n'Angelo, sbrennente cchiù d''o sole,
Comparette
e lle decette:
- No ve spaventate, no!
Contento e riso!
la terra è addeventata Paraviso! -
I pastori erano a guardia delle greggi
e un Angelo, splendente più del sole
apparve e disse loro: No, non temete. C’è felicità e riso: la terra è divenuta Paradiso

Tu scendi dalle stelle
Tu scendi dalle stelle
o Re del cielo
e vieni in una grotta al freddo e al gelo
e vieni in una grotta al freddo e al gelo
O Bambino mio divino,

io ti vedo qui a tremar;
o Dio beato !
Ah, quanto ti costò l'avermi amato !
Ah, quanto ti costò l'avermi amato !


A te, che sei del mondo il Creatore,

mancano panni e fuoco, o mio Signore.
mancano panni e fuoco, o mio Signore.

Caro eletto pargoletto,

quanto questa povertà
più m'innamora,
giacché ti fece amor povero ancora.
giacché ti fece amor povero ancora.


Our traditional Christmas songs
In Italy there are two most popular Christmas songs, celebrating Jesus' birth. One is “Quando nascette Ninno”, written in the 18th century in Neapolitan language by Sant'Alfonso Maria de Liguori, at the time bishop of Sant'Agata dei Goti, an ancient hilltown in the province of Benevento.
From this song was inspired the composition of “Tu scendi dalle stelle”, perhaps the most famous italian Christmas song. We are pleased to propose a video, in which both songs are performed by children, the first one as a solo accompanied by bagpipes, and the second by a children's choir.
The complete lyrics are longer, but usually only a few strophes are sung: here is the translation of the lyrics sung in the video:
Quando nascette Ninno (When the Child was born)
When the Child was born in Bethlehem - It was night but it looked like noon - the beautiful and bright stars could never be seen like that and the brightest one went to call the Kings from the Orient
The shepherd were watching the sheep when an Angel, brighter than the sun appeared and told them: do not be scared! Be happy and smile! The earth has turned into Paradise
Tu scendi dalla stelle (you descend from the stars)
You descend from the stars o king of heaven and come into a manger in the cold and frost - O my divine Child I see you shivering - o blessed God how hard was it to you - the love you gave me!
You, who are the earth's Creator, are lacking clothes and fire o my Lord Dear chosen Baby, your poverty is all the more love inspiring as love itself made you poor
Enjoy listening to the songs! Merry Christmas!

lunedì 12 dicembre 2011

La ricetta dei "befanini"

L'altro giorno a scuola abbiamo preparato insieme i "befanini", biscotti tradizionali delle feste natalizie. Il nome deriva da Befana, che è quella donna vecchia e brutta che viene la sera del 5 gennaio (vigilia dell'Epifania) a cavallo di una scopa per portare doni ai bambini. In passato, questi biscotti venivano fatti in casa per l'occasione, ma ormai si possono trovare tutto l'anno dai fornai e pasticceri della lucchesia.
La ricetta che Eva ci ha proposto è la seguente:

Ingredienti

1 kg di farina 00
1/2 kg di zucchero
4 uova
1/2 kg di burro
2 bustine di lievito
succo di 1/2 arancia

Istruzioni

Mettere la farina, aggiungere gli altri ingredienti (il burro deve essere morbido per amalgamarsi bene con il resto) e impastare il tutto.
Una volta raggiunto un impasto omogeneo , stendere con un mattarello ad un altezza di circa 5 millimetri e tagliare i biscotti con le apposite formine.
Sbattere un uovo e con un pennellino da cucina spennellare i biscotti e poi cospargerli di "chicchi" di zucchero o di cioccolato.
Mettere in forno a 180° per circa 10 minuti.




The other day at school we prepared the "befanini", Christmas traditional biscuits. The name comes from Befana, the old ugly woman who arrives riding a broom on January 5th (the eve of Epiphany) to bring sweets and toys to children. In the past , these biscuits were made in each home for the occasion, now you can find them at every Lucchese baker's and confectioner's all year round.

Here's the recipe Eva proposed to us:

Ingredients

1 kg Wheat flour for pastry
1/2 kg sugar
4 eggs
1/2 kg butter
2 sachets of baking powder
the juice of half orange

Instructions

Put the flour on the table and add the other ingredients (the butter must be soft to amalgamate well with the rest) and work into dough.
Once obtained a smooth mixture, spread the pastry as thick as about 0.2 inches with a rolling pin and cut the biscuits with small moulds of various shapes.
Beat an egg and brush the biscuits with it, then sprinkle them with sugar or chocolate grains.

Then put them in to bake at 356 F for 10 minutes.

domenica 27 novembre 2011

Tagliatelle di farina di castagne

Visto che siamo in periodo di castagne mi fa piacere pubblicare questa ricetta per preparare la pasta con farina di castagne (o di neccio, come si dice a Lucca).

Tagliatelle di farina di castagne

Ingredienti per 8 persone:

350 grammi di farina di castagne

200 grammi di farina di frumento

2 uova

200 grammi di ricotta di pecora

50 grammi di pecorino o parmigiano grattugiati

Sale e pepe

Istruzioni

Si setacciano le due farine insieme per mescolarle bene, facendone un mucchio sul tavolo: fare poi una cavità al centro e aggiungervi le uova, un pizzico di sale e un po' di acqua tiepida. Mescolare dapprima con una forchetta le uova con l'acqua, aggiungendo via via della farina, poi continuare con le mani finché la pasta diventa omogenea, liscia ed elastica. A questo punto farne una palla e avvolgerla in una pellicola, facendola riposare per mezz'ora circa. Poi stendete la pasta in una sfoglia sottile ma non troppo, e lasciatela asciugare un pochino, ma non troppo. Dopo tagliate la pasta in strisce con un coltello liscio e cuocete in abbondante acqua bollente salata, preferibilmente “al dente”. Se cuocete la pasta subito dopo la preparazione, sono sufficienti due minuti di cottura da quando l'acqua riprende a bollire.

Poi si scolano le tagliatelle e si mettono in una terrina, dove in precedenza si era sciolta la ricotta con un po' di acqua di cottura. Si aggiunge il formaggio grattugiato e un po' di pepe, mescolando delicatamente. Buon appetito!



As it's the season of chestnuts, I am pleased to publish a recipe to prepare noodles with chestnut flour (or "neccio" flour as it's called in Lucca)

Tagliatelle with chestnut flour

Ingredients for 8 persons:

350 gram chestnut flour

200 gram wheat flour

2 eggs

200 gram ricotta from sheep milk

50 gram grated parmisan or pecorino cheese

Salt & pepper

Instructions:

First sift both flours together to mix them well and make a mound on the table. Open a hollow in the middle and add the eggs, a pinch of salt and some lukewarm water. First stir with a fork the eggs and the water, gradually adding the flour, then continue with the hands till the dough becomes smooth and stretchy. At this point make a ball and wrap it in clingfilm, letting it stand for about half an hour. Then roll out the dough in a thin sheet (but not too thin), and let it become a little dry, but not too much. After that cut the dough in stripes with a smooth knife and cook preferably “al dente” (which means not too soft) in copious salted boiling water . If you cook the noodles just after preparing the dough, two minutes from when water starts boiling again are sufficient.

Then you drain the tagliatelle and put them into a bowl, where you had previously melted the ricotta cheese with some cooking water. Add the grated cheese and some pepper, delicately mixing.

Enjoy your meal!|

domenica 20 novembre 2011

L'ultima di Ivano Fossati

Un grande cantautore italiano, Ivano Fossati, ha pubblicato il suo nuovo album con alcune belle canzoni che ci raccontano in modo poetico la realtà del nostro tempo. Fra queste vi voglio proporre Quello che manca al mondo”

Quello che manca al mondo è un poco di silenzio quello che manca in questo mondo è il perdono che non vedo e non sento tutta la gente intorno sogna di cavalcare il temporale
quello che serve alla vita
è acqua e sale
io non sono quell'uomo che aveva un sogno
che ne è stato dei sogni di questo tempo?
Di che cosa parliamo in questa vita? Di che cosa nutriamo i nostri figli?

Quello che mancherà domani è un monumento all'uguaglianza
quello che manca già stanotte sono mille parole d'amore
perché c'è gente che parla d'amore in una lingua morta, sono vivi e gli basta e sanno aspettare, ma in questa estate che sembra piuttosto dicembre non tutto va bene oppure sì, se vi pare.

Quello che manca al mondo lo vedo bene coi miei occhi
quello che manca a questo mondo non lo posso raccontare
io non sono quell'uomo che aveva un sogno e nemmeno l'artista che aveva un dono ma anche un solo pensiero fa strada, come tutte le grandi illusioni.

Quello che manca al mondo
è un poco di silenzio
quello che manca in questo mondo è il perdono che non vedo e non sento
quello che manca al mondo è un poco di silenzio.

A great Italian singer songwriter, Ivano Fossati, has released his latest album with some fine songs which are poetical reports of our time's reality. I am pleased to propose you “Quello che manca al mondo” (what the world is lacking)


What the world is lacking

is a little silence
what this world is lacking is forgiveness which I can't see nor hear
All people around dream of overcoming the thunderstorm
What life needs is
water and salt
I am not the man who had a dream
What has become of the dreams of this time?
What are we talking about in this life? With what do we feed our children?


What will be lacking tomorrow is a monument to equality
What is already missing tonight are thousand words of love
As there's people speaking of love in a dead language, content with being alive and waiting,
but in this summer that looks like winter not everything is right, or it is, if you think so.

What the world is lacking I can see well with my eyes
What this world is lacking I cannot tell
I am not the man who had a dream nor the artist who had a gift,
but even a single thought finds a way,
like all big illusions

What the world is lacking
is a little silence
What this world is lacking is forgiveness which I can't see nor hear
What the world is lacking
is a little silence


domenica 30 ottobre 2011

Il porto di Lucca - the port of Lucca

Forse non tutti sanno che Lucca aveva un porto fluviale, attivo dall'epoca romana fino alla fine dell'800, che si trovava a Sud della città, nella zona di Via della Formica a San Concordio. Il nome Formica deriva probabilmente dal latino “forma”, termine che indicava una suddivisione del territorio. Il porto era lungo 68 metri e largo 16, con una darsena di 10x5 metri, 4 scali di attracco e un magazzino per le merci. Il canale della Formica era collegato al mare, a Firenze e a Pisa attraverso l'Arno dove giungeva attraversando il padule di Bientina.

Perhaps you did not know that Lucca had a river port, in operation since the Roman era and till the end of 1800, which was located south of the city, in the suburb of San Concordio adjacent to Via della Formica. The name Formica probably derives from the latin “forma”, which was a Roman term to define land distribution. The port was 74 yards long and 17 wide, with a dock of 11x4,5 yards, 4 mooring places and a warehouse. The Formica canal was connected to the sea, Florence and Pisa via the river Arno, where it emptied after crossing the marsh of Bientina.



(A sight of Lucca in 1700, showing the port with two freight boats on dock)

Le merci che durante i secoli arrivavano al porto di Lucca erano: il legname proveniente da Barga e dalla Garfagnana, che era portato a Lucca dalle acque del Serchio; le pietre da costruzione, ad esempio le pietre dell'ultima cerchia muraria provenivano dalla cava di Guamo e attraverso i canali giungevano fino a San Concordio; il sale dalla Versilia; i cereali, il riso e la farina, provenienti dai territori vicini e dai mulini lungo i fiumi. Invece le merci che partivano dal porto erano: i rifornimenti per i magazzini dei mercanti lucchesi in Europa; la seta che arrivava grezza e ripartiva lavorata per i mercati europei.

The goods arriving to the port of Lucca over the centuries were: timber coming from Barga and Garfagnana via the Serchio river; construction stones: for example, the stones for the walls were excavated from the Guamo quarry and reached San Concordio by the canal; salt from Versilia; cereals, rice and flour from the nearby territory and the mills along the rivers. The goods departing from the port were supplies for the warehouses of Lucchese merchants and silk, which arrived as raw material and once processed was shipped to the European markets.


(A map of 1843 showing the port location)

La rete fluviale Lucca-Pisa-Firenze aveva il vantaggio di essere rapida e sicura, ma poteva provocare malattie come il tifo, la malaria e il colera per il suo percorso nella palude, ed essere anche una via agevole per attacchi militari. La fine del porto è stata determinata dall'avvento della ferrovia nella seconda metà dell'ottocento. La darsena fu interrata alla fine dell'800 con la costruzione dei gasometri. Il canale servì poi fino alla seconda guerra mondiale per il trasporto locale di verdure dalla campagna, poi fu definitivamente intubato. Un comitato di cittadini vorrebbe il restauro e la valorizzazione del porto come monumento storico, e si oppone fortemente alla costruzione di un grande fabbricato che di fatto lo farebbe scomparire per sempre. Maggiori notizie possono trovarsi sul sito www.sanconcordio.it

The advantage of the fluvial network Lucca-Pisa-Firenze was to be safe and fast, yet diseases like typhus fever, malaria and cholera could be provoked along the way through the marsh, and military assaults could be made easier by the smooth route. The port ceased to be used after the construction of the railway in the second half of 1800 and the dockyard was interred for the building of great gasometers. The canal was used until the second world war for local transport of vegetables, then it was definitely laid underground. The citizens of San Concordio are urging for the restoration of the port and its exploitation as a historic site, strongly opposing the project for the construction of an enormous building, which would cause its final disappearance. You can find more news on www.sanconcordio.it


(The customhouse along the canal)


lunedì 24 ottobre 2011

Le “mondine” nel borgo antico – la festa della castagna a Colognora di Pescaglia


Ieri, domenica 23 ottobre abbiamo colto l'occasione di andare, insieme con i nostri studenti, alla festa della castagna a Colognora, il borgo ormai reso famoso dal Museo del Castagno e dalla presenza nel cinema come scenario del film di Spike Lee, Miracolo a Sant'Anna.

Siamo partiti da Lucca alla 2 del pomeriggio e siamo arrivati a Vetriano, il paese prima di Colognora, dove abbiamo lasciato le nostre macchine e utilizzato il servizio della navetta per arrivare fino al paese: questo perché la splendida giornata era molto invitante e c'era una gran folla di visitatori.

Colognora è un piccolo borgo a 600 metri di altezza nella media valle del Serchio, circondato da boschi di castagni e uliveti. E' un luogo particolare, fra collina e montagna, dove il castagno e l'ulivo quasi convivono. Il fascino di questo luogo è dato anche dai cipressi che si incontrano lungo la strada tortuosa che sale dal fondovalle e dai panorami che si possono vedere durante la salita.

Arrivati in paese, abbiamo potuto ammirare i numerosi banchi con i prodotti tipici e gli artigiani degli antichi mestieri, disposti lungo la strada in pietra del borgo. In piazza della chiesa c'erano i “mondinai”, che con le loro padelle arrostivano le castagne, accompagnate da un ottimo vin brulé. C'erano anche come ogni anno gli ospiti del paese di Pfaffenheim in Alsazia, gemellato con Colognora, che offrivano vino bianco, formaggio e pizze del loro paese. C'erano anche suonatori e cantanti, tra cui il nostro Angelo che ha percorso il paese con il suo organino, suonando e cantando canzoni tradizionali della Toscana.

Yesterday, Sunday October 23rd , we took the opportunity of going to the Chestnut Festival in Colognora together with our students. This hamlet is famous for its Museum of the Chestnut and also for being the set of a Spike Lee's movie : “Miracle at St. Anna”. We left Lucca at 2 in the afternoon and got to Vetriano, the village preceding Colognora, where we parked our cars and took a bus to reach the festival's place, as the splendid afternoon was so inviting that visitors were flocking.

Colognora is a hamlet at about 1900 feet on the middle Serchio river valley, surrounded by woods of chestnut trees and olive groves. It's a particular place, between hill and mountain, where the chestnut and the olive trees almost grow side by side. The charm of the place is heightened by the cypresses along the road and by the sights we can enjoy while going up from the bottom of the valley

Once in the village, we could browse through and admire stalls with typical products and local people displaying old trades, placed along the stone-paved street. In the small church square we found the “mondinai” , offering roasted chestnuts and hot mulled wine to the visitors. There were also the friends from Pfaffenheim, in Alsace, a twin village of Colognora, offering good white wine, cheese and pizzas from their land. There were also musician and singers, among whom Angelo playing his accordion and singing traditional Tuscan songs.


domenica 2 ottobre 2011

Idelfonso Nieri e la cultura popolare lucchese


Idelfonso Nieri (1853-1920) fu un letterato e filologo lucchese, che si dedicò alla raccolta e alla divulgazione delle espressioni del popolo, sia in prosa che in poesia. La sua opera è essenziale per la conservazione e la trasmissione in forma scritta di una cultura, che oggi sarebbe ormai dimenticata. Tra i suoi lavori c'è un libro dal titolo "Cento racconti popolari lucchesi", che fu pubblicato per la prima volta nel 1906. Di queste storie, alcune vere, altre di fantasia, di contenuto comico o moralistico, per spiegare un proverbio o una frase comune, ne ho scelta una, che nella sua ingenua semplicità, ha anche un valore patriottico.
Il linguaggio è originale e alcune parole sono vernacolari e non più in uso, ma la storia è pienamente godibile anche oggi.

Ma che pretensioni!.....-

Venticinque o trent'anni fa giù per il nostro piano c'era un uomo che aveva preso moglie di fresco. Dir che fosse un cattiv'omo, non si potrebbe dire, ma delle volte era un po' bestialotto e aveva delle ragionacce spallate. Subito che la su' donna fu grossa, lui gli cominciò a dire: "M'hai a far Vittorio, m'hai a fare il nostro re, e vo' Vittorio! E m'hai a fare un Vittorino!" e non la finiva mai con questo re e con questo Vittorio. Ma venne l'ora del parto, e fu una donna. Come ci restò brutto! Vi basti che seguitò a maltrattare e a rimbrontolar la moglie per un mese, povera donna! Come se ci avesse colpa lei. "Be', per questa volta ti perdono, ma quest'altra, pover'alle tu' costole, se non mi fai Vittorio!" Come Dio volle ecco che la donna ridiventò gravida, e lui tutti i momenti a soccannarla e a tribolarla. "E m'hai a far Vittorio, e vo' Vittorio, e se mi fai un'altra pisciona, son bòtte e ti rimando con tu' madre"; e lì a farla star male e anco piangere con queste belle pretensioni. Ora viene che partorisce e fa due gemelli, due bellissimi maschiotti! La prima volta che lui uscì fuori, un amico gli domandò: "E be', che t'ha fatto poi la tu' moglie?" - "Povera donna! M'ha fatto Vittorio e po' anco Garibaldi!"

Idelfonso Nieri (1853-1920) was a lucchese scholar and philologist, who devoted himself to the collection and the literary rendition of the people's expression, both in prose and in poetry. His work was fundamental for the preservation and the handing down in written form of a culture, which today would be otherwise forgotten. Among his works there is a book entitled "One Hundred Lucchese Folk Tales", published for the first time in 1906. From these stories, some real, some imaginative, with a comic or moralistic content, to explain a proverb or a common sentence, I have chosen one, that for all its naivety, assumes a patriotic significance.
The language is original and some words are vernacular and no more used, but the tale is fully enjoyable even today.

What kind of demands!.....-

Twenty-five or thirty years back, down on our plain there was a man who was freshly married. You could not say he was a bad man, but sometimes he was a little bestial and nourished crazy thoughts. As soon as his wife was pregnant, he started to say "You got to bring me Vittorio, you got to bring me our king, I want Vittorio! You got to bring me a little Vittorio!", and he never stopped asking for the king and for Vittorio. But when the delivery came, it was a baby girl. How he was shocked! Suffice it to say that he kept mistreating and blaming his wife for a month, like it was the poor woman's fault. "Well, this time I will forgive you, but if you do not bring me Vittorio next time your poor ribs will hurt" God willing, the woman became pregnant again, her husband all the time urging and tormenting her. "You got to bring me Vittorio, I want Vittorio, if you bring me another girl, I will beat you and send you back to your mother" and he did her harm and made her cry with his crazy demands. Then she delivered giving birth to two twins, two lovely baby-boys! The first time he went out, a friend asked him: " Well then, what did your wife bring you?" - "Poor woman! She brought me Vittorio and even Garibaldi!"

domenica 25 settembre 2011

Un libro sugli emigrati italiani in Australia

Poco tempo fa ho incontrato di nuovo un simpatico gruppo di studenti australiani, appassionati della lingua italiana: sono Gail, Sandra, John, Roger e Jane di Melbourne. Ho ricevuto da loro in regalo un bellissimo libro, per il quale li ringrazio di cuore. Il volume è una testimonianza storica e fotografica dell'emigrazione italiana in Australia, e si intitola, appunto, "Per l'Australia - The Story of Italian Migration", scritto da Julia Church. L'ho subito sfogliato avidamente e ho notato la sua completezza, la ricchezza di immagini di ogni momento della vita dei migranti italiani : la partenza, la speranza, la nostalgia, i mestieri più vari, il ricongiungimento con i familiari, la musica, la danza, la cucina, l'allegria........

Not long ago I met again a nice group of Australian students, all enthusiasts of our language: Gail, Jane, Sandra, John and Roger from Melbourne. On the last day before going back home they gave me as a present a marvellous book, for which I wish to thank them heartily. It is a photographic and historical review of Italian migration to Australia: its title is in fact "Per l'Australia - The Story of Italian Migration", written by Julia Church. I have leafed it through eagerly and I noted its completeness, its richness in pictures portraying every moment of the migrants' lives: the leaving, the hope, the homesickness, the most various trades, the reunion of families, music, dance, cooking, cheerfulness......


Poi ho trovato due foto di italiani provenienti dalla provincia di Lucca: una è quella dei figurinai Mattei di Gromignana nel comune di Coreglia, artigiani delle statuette di gesso; nell'altra sono immortalati due uomini che lavorano in una cava di granito, già esperti del mestiere per aver lavorato nelle cave di marmo vicino a Lucca.

Then I found two pictures of Italians coming from the province of Lucca: one of the Mattei's, artisans of plaster cast figures from Gromignana, a village in the borough of Coreglia and the other of two men working in a granite quarry, being experienced stonemasons from the marble quarries near Lucca.




lunedì 19 settembre 2011

Luminara 2011 - una bellissima emozione

Ecco, ieri abbiamo avuto la prima vera pioggia autunnale - e con la temperatura di oggi penso che si possa dire che l'estate 2011 stia davvero finendo...sono comunque soddisfatta però, perché quest'anno non si è avverata la tradizione (quasi fissa) che vede le prime piogge manifestarsi la sera del 13 settembre, quando a Lucca si festeggia la Santa Croce con l'inevitabile conseguenza che la festa (appuntamento irrinunciabile per i lucchesi doc, anche se il tempo è bruttino) si trasforma in un fuggi-fuggi generale...quest'anno per fortuna no, il 13 settembre era una serata estiva a tutti gli effetti, con cielo stellato e luna quasi piena, e la Luminara, insieme ai successivi fuochi artificiali, ci hanno regalato delle emozioni impareggiabili. Ecco alcune foto della serata:

Yesterday we had the first autumn rain, and with today's temperature I think the summer of 2011 is ending........I am quite satisfied though, as this year the almost stable tradition of the first rain pouring on the evening of September 13 this time did not come true: it's the evening we celebrate the Holy Cross, and the inevitable consequence is that the feast every genuine Lucchese never holds back from participating with any weather, ends up in a general rush...... luckily not this year, September 13 was a clear summer evening, starry sky and (almost) full moon, when the “Luminara” and the final fireworks did bestow incomparable emotions on us. Here are some pictures of the event:

questa è l'atmosfera allegra della Piazza San Michele nei momenti immediatamente precedenti l'arrivo della Processione, che quest'anno è stata lunghissima... (3 ore di sfilata!!)
the cheerful atmosphere in Piazza San Michele a few moments before the arrival of the Procession, very long this year, going by for 3 hours!

questi sono i nostri studenti, intenti ad ascoltare qualche spiegazione di Marina sulla festa
and these are our students, listening to Marina's description of the feast.


il Palazzo dell'Orologio e la Via Veneto, decorati (come tutti gli edifici dove passa la Processione) con i tradizionali "lumini", da cui il nome "Luminara"

the Palazzo dell'Orologio and Via Veneto, like all the buildings on the streets of the Procession, adorned with traditional “lumini” (small candlelights), hence the name of “Luminara”



San Michele dà il meglio di sè in questa occasione
San Michele at its best on this occasion



eccola, la Processione! E ora sfilano tutte (ma dico TUTTE!!) le Parrocchie della Diocesi di Lucca e di alcune città vicine
here comes the Procession: A L L the Parishes of Lucca Diocese and from some nearby towns are going by!





innumerevoli bande musicali
innumerable bands



le autorità cittadine religiose e civili
the religious and civil authorities of the city


dame e cavalieri medievali, che rivivono ogni anno in questa occasione
medieval figures of Ladies and Knights, reviving every year on this occasion


i Lucchesi nel Mondo, discendenti di seconda o terza generazione di emigrati lucchesi, che tornano qui ogni anno da tutto il mondo per questa festa
the Lucchesi nel Mondo, descendants from generations of lucchese emigrants, who come back from all over the world every year for the feast.



ci sono anche molte organizzazioni di volontariato e tutti i cittadini che vogliono partecipare, anche se non sono parte di una associazione specifica e dimentico senza dubbio qualcuno...ecco perchè la Processione dura così tanto tempo, ed ecco perché, prima o dopo, quasi tutti si allontanano furtivamente e tornano dopo qualche minuto, avendo fatto una visita a uno dei tanti banchetti di dolciumi vari o, meglio ancora, al famosissimo banco dei "Frati" di Piazza San Michele

there are also several volunteering associations and many citizens not belonging to any organisation, just for the pleasure of joining the procession. Perhaps I forgot to mention someone, reason why the Procession takes so long, and also why, sooner or later, almost everyone leaves the line stealthily and jumps back after visiting one of the sweetmeats stalls or, much better , the renowned stand of the “Frati” (lucchese donuts) in Piazza San Michele


e, a conclusione di tutto, lo spettacolo pirotecnico, che ci andiamo a godere dalle Mura
And then the final firework display, which we can best see standing on the walls



Appuntamento al 13 settembre 2012, allora, e speriamo che sia tempo bello un'altra volta!
Let's meet again at this memorable feast on September 13, 2012, and hope the weather will be fine again!



venerdì 2 settembre 2011

Settembre, il mese del ripensamento


Lo scorso anno, esattamente il 15 di ottobre, ho iniziato a pubblicare le strofe della canzone dei 12 mesi di Francesco Guccini, una ogni mese. Ora siamo arrivati all'ultima, dedicata a settembre, che è propositiva di nuovi progetti e possibilità, seguita dalla strofa usata come ritornello, che riassume la visione poetica del cantante sul tempo che passa

Poi il video completo della canzone eseguita dal vivo: è una registrazione di anni fa, ma molto buona. A seguito ho messo anche il testo completo in italiano.

Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull'età, dopo l'estate porta il dono usato della perplessità...

Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità, come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità.....

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.

Diverso tutti gli anni, e tutti gli anni uguale,

la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare...

Last year, precisely on October 15, I started to publish the stanzas of the song of the 12 months by Francesco Guccini, one every month. Now a year has passed and we have come to the last verses, dedicated to September, which inspire new projects and opportunities, followed by the refrain, which depicts Guccini's poetic vision of the passing of time.....

Then comes a video with the complete song performed live: it's a recording of many years ago, but very good. For those who want to follow it I have added the complete lyrics in Italian.

September is a month of reflection on years and age

When summer's over it brings the usual gift of uncertainty

You sit down to think and start again the game of your identity

and possibilities like sparks kindle your fire

O days, o months that always go away, this life of mine is just the same as yours

Different every year, and every year alike,

The deal of tarot cards you never know how to play......




Viene Gennaio silenzioso e lieve, un fiume addormentato
fra le cui rive giace come neve il mio corpo malato, il mio corpo malato.
Sono distese lungo la pianura bianche file di campi,
son come amanti dopo l'avventura neri alberi stanchi, neri alberi stanchi.
Viene Febbraio, e il mondo è a capo chino, ma nei convitti e in piazza
lascia i dolori e vesti da Arlecchino, il carnevale impazza, il carnevale impazza.
L'inverno è lungo ancora, ma nel cuore appare la speranza
nei primi giorni di malato sole la primavera danza, la primavera danza.
Cantando Marzo porta le sue piogge, la nebbia squarcia il velo,
porta la neve sciolta nelle rogge il riso del disgelo, il riso del disgelo.
Riempi il bicchiere, e con l'inverno butta la penitenza vana,
l'ala del tempo batte troppo in fretta,la guardi, è già lontana, la guardi, è già lontana...

O giorni, o mesi che andate sempre via,
sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare.

Con giorni lunghi al sonno dedicati il dolce Aprile viene,
quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele, che ti chiamò crudele.
Ma nei tuoi giorni è bello addormentarsi dopo fatto l'amore,
come la terra dorme nella notte dopo un giorno di sole, dopo un giorno di sole.
Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera,
il nuovo amore getti via l'antico nell'ombra della sera, nell'ombra della sera.
Ben venga Maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fiore,
mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore, brindo a Cenne e a Folgore.
Giugno, che sei maturità dell'anno, di te ringrazio Dio:
in un tuo giorno, sotto al sole caldo, ci sono nato io, ci sono nato io.
E con le messi che hai fra le tue mani ci porti il tuo tesoro,
con le tue spighe doni all'uomo il pane, alle femmine l'oro, alle femmine l'oro.

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, e tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare.

Con giorni lunghi di colori chiari ecco Luglio, il leone,
riposa, bevi e il mondo attorno appare come in una visione, come in una visione.
Non si lavora Agosto, nelle stanche tue lunghe oziose ore
mai come adesso è bello inebriarsi di vino e di calore, di vino e di calore.
Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull' età,
dopo l'estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità.
Non so se tutti hanno capito, Ottobre, la tua grande bellezza:
nei tini grassi come pance piene prepari mosto e ebbrezza, prepari mosto e ebbrezza.
Lungo i miei monti, come uccelli tristi fuggono nubi pazze,
lungo i miei monti colorati in rame fumano nubi basse, fumano nubi basse.

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, e tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare.

Cala Novembre e le inquietanti nebbie gravi coprono gli orti,
lungo i giardini consacrati al pianto si festeggiano i morti, si festeggiano i morti.
Cade la pioggia ed il tuo viso bagna di gocce di rugiada
te pure, un giorno, cambierà la sorte in fango della strada, in fango della strada.
E mi addormento come in un letargo, Dicembre, alle tue porte,
lungo i tuoi giorni con la mente spargo tristi semi di morte, tristi semi di morte.
Uomini e cose lasciano per terra esili ombre pigre,
ma nei tuoi giorni dai profeti detti nasce Cristo la tigre, nasce Cristo la tigre.

O giorni, o mesi che andate sempre via,
sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare.



domenica 28 agosto 2011

Chet Baker e Lucca

Immaginatevi di passeggiare sulle mura di Lucca e di passare di fronte alle carceri di San Giorgio, da una cui cella arriva il suono fluido e suadente di una tromba : chi la suona è Chet Baker, un grande del jazz incarcerato in seguito a una condanna per uso di droga. E' quanto avveniva tra il 1960 il 1961, quando Chet Baker risiedette a Lucca (occupò per lungo tempo la camera n. 15 dell'Hotel Universo) e animò con la sua grande musica e la sua irrequietezza la vita della città e dei locali versiliesi, la Bussola e il Bussolotto, dove i suoi fan lo seguivano in entusiasmanti jam sessions.

Riguardo all'episodio che lo fece condannare alla prigione, la notizia è che fu trovato dalla polizia in una stazione di servizio a San Concordio, ferito e sanguinante nel tentativo di farsi un'iniezione di stupefacente. Nel clamoroso processo che ne seguì Chet Baker fu infine condannato a 16 mesi di reclusione. Si dice che quando entrò in prigione, la guardia chiese se potesse portare con sé il suo strumento, e il superiore lo concesse perché “non era permesso, ma neanche proibito”. Quando uscì di prigione il 15 dicembre 1961, ebbe la sorpresa di essere invitato come ospite d'onore a un concerto jazz organizzato dal contrabbassista Giovanni Tommaso con il suo quartetto al Teatro del Giglio.

Sulla vita di Chet Baker a Lucca e sui suoi guai con la giustizia, in questi giorni è uscito un libro molto interessante, a metà tra cronaca e narrazione, scritto da Domenico Manzione, ex procuratore generale della Repubblica a Lucca, e che si intitola “Il mio amico Chet” (Storia un po' vera un po' no del processo a Chet Baker), edito da Maria Pacini Fazzi Editore.



Imagine to be walking on the city walls and passing the precinct of San Giorgio city prison, while the enticing soft sound of a trumpet catches your ears : its player is Chet Baker, a jazz great, jailed after a sentence for use of drugs.

This is what happened back in the years 1960-1961, when Chet Baker lived in Lucca (he occupied the room # 15 at the Hotel Universo for a long period) and with his great music and his restlessness animated the city life and the clubs in Versilia like la Bussola and il Bussolotto, where his fans followed him playing in exciting jam sessions.

As to the fact which brought to his arrest and imprisonment, he was found by police in a gas station in San Concordio, wounded and bleeding as he tried to inject himself with a dose. With the sensational trial that followed, Chet Baker was eventually condemned to 16 months' jail. They say that when he entered the prison, the guard was not sure whether he could allow him to bring his trumpet in his cell, but his superior did it, as “it was not permitted, but not even forbidden....” When he went out of prison on December 15, 1961, he received the surprise to be the guest of honour at a jazz concert organised by double bass player Giovanni Tommaso and his quartet at the Teatro del Giglio.

On Chet Baker's life in Lucca and his legal troubles, a book has just been published by Maria Pacini Fazzi Editore: it is an interesting work, mingling facts and fiction, written by Domenico Manzione, former Deputy Chief Prosecutor in Lucca, and entitled “Il mio amico Chet” (Storia un po' vera un po' no del processo a Chet Baker)” - “My friend Chet (Part real and part fictitious story of Chet Baker's trial)



martedì 23 agosto 2011

Giuseppe Giusti scrive a Dante Alighieri


Andando a Montecatini Alto, non si può non notare l'attaccamento di quel borgo al poeta Giuseppe Giusti (1809-1850), che vi risiedette nella casa vicino alla chiesa, e a cui è dedicata la piazza principale. Per curiosità sono andato a cercare le opere del Giusti, vissuto nella prima metà dell'ottocento: si tratta di poesie dal carattere piacevole, a volte pungente, a volte malinconico, con argomento la vita nella provincia toscana nei suoi vari aspetti - l'amore, la religione, i rapporti sociali, la politica....
E ne ho trovata una che mi è particolarmente piaciuta : è un sonetto di argomento politico dedicato a Dante, il sommo poeta. Il Giusti fa un paragone tra la situazione dell'Italia del 1848, e quella di Firenze nel Trecento, quando Dante fu costretto all'esilio per le sue idee.

A DANTE

Allor che ti cacciò la parte Nera
Coll'inganno d'un Papa e d'un Francese
Per giunta al duro esiglio, il tuo paese
Ti diè d'anima ladra e barattiera:
E ciò perché la mente alta e severa
con Giuda a patteggiar non condiscese
Così le colpe sue torce in offese
Chi ripara di Giuda alla bandiera
E vili adesso e traditori ed empi
ci chiaman gli empi i vili i traditori,
Ruttando sé devoti ai vecchi esempi.
Ma tu consoli noi, tanto minori
A te d'affanni e di liberi tempi,
Di cuor, d'ingegno, e di persecutori.

When we go to Montecatini Alto, we can easily notice the attachment of that hamlet to the poet Giuseppe Giusti (1809-1850), who lived there in a house near the church and to whom the main square is dedicated. Out of curiosity I glanced through a book of Giusti's works: they are agreeable poems, sometimes pungent, sometimes melancholic, dealing with the life in the Tuscan province in its various aspects - love, religion, social relationships, politics.......
And I found one, which I liked very much : it's a sonnet with a political meaning dedicated to Dante, the greatest Poet, as it compares the situation in Italy in 1848 to that of Florence in 1300, when Dante was forced to be exiled for his convictions.

TO DANTE

When the Black party threw you out
By the deception of a Pope and a Frenchman
In addition to hard exile, your country
named your soul thief and swindler
Because your high and austere mind
Did not accept a pact with Judas
So those who turn their wrongs to offence
They take shelter under Judas' flag
And wicked, craven and traitors
The wicked, the craven, the traitors call us
Burping their devotion to the old models
But you comfort us, so lesser than you
in worries and in freedom,
in heart, in mind, and persecutors.

domenica 21 agosto 2011

Amerigo (L'emigrazione italiana)

Per ritornare al tema dell'emigrazione, vorrei proporre questa ballata di Francesco Guccini dedicata al fratello di suo nonno, Amerigo, che emigrò in America nel secolo scorso e ritornò a casa dopo qualche anno senza aver fatto molta fortuna, ma consumato dal duro lavoro.
E' una visione dell'America a due facce, una del prozio che la vede come una speranza di sopravvivenza e poi quella del giovane nipote per il quale l'America è un mito intellettuale e una fonte di nuova cultura.
La traduzione è stata piuttosto difficile, perché il testo italiano non ha una sintassi lineare, ma offre una serie di immagini, che spero di avervi reso più comprensibili.
Nel mezzo un video con l'esecuzione dal vivo della ballata da parte dell'autore

To get back to the subject of emigration, I would like to propose this ballad of Francesco Guccini, dedicated to his grandfather's brother Amerigo, who emigrated to America in the past century and returned home after some years without much success, yet worn out by hard work.
It is a vision of America from two different perspectives, for the great-uncle the hope and the survival, for the young nephew an intellectual myth and the source for a new culture.
The translation was particularly hard , because the Italian text has no straight syntax, but offers a series of images, which I hope I have rendered decently.
Between the Italian text and the English translation, a video with a live performance of the ballad by the author.



Probabilmente uscì chiudendo dietro a sé la porta verde,
qualcuno si era alzato per preparargli in fretta un caffè d' orzo.
Non so se si girò, non era il tipo d' uomo che si perde
in nostalgie da ricchi, e andò per la sua strada senza sforzo.

Quand' io l' ho conosciuto, o inizio a ricordarlo, era già vecchio
o così a me sembrava, ma allora non andavo ancora a scuola.
Colpiva il cranio raso e un misterioso e strano suo apparecchio,
un cinto d' ernia che sembrava una fondina per la pistola.

Ma quel mattino aveva il viso dei vent' anni senza rughe
e rabbia ed avventura e ancora vaghe idee di socialismo,
parole dure al padre e dietro tradizione di fame e fughe
E per il suo lavoro, quello che schianta e uccide: "il fatalismo".

Ma quel mattino aveva quel sentimento nuovo per casa e madre
e per scacciarlo aveva in corpo il primo vino di una cantina
e già sentiva in faccia l' odore d' olio e mare che fa Le Havre,
e già sentiva in bocca l' odore della polvere della mina.

L' America era allora, per me i G.I. di Roosevelt, la quinta armata,
l' America era Atlantide, l' America era il cuore, era il destino,
l' America era Life, sorrisi e denti bianchi su patinata,
l' America era il mondo sognante e misterioso di Paperino.

L' America era allora per me provincia dolce, mondo di pace,
perduto paradiso, malinconia sottile, nevrosi lenta,
e Gunga-Din e Ringo, gli eroi di Casablanca e di Fort Apache,
un sogno lungo il suono continuo ed ossessivo che fa il Limentra.

Non so come la vide quando la nave offrì New York vicino,
dei grattacieli il bosco, città di feci e strade, urla, castello
e Pavana un ricordo lasciato tra i castagni dell' Appennino,
l' inglese un suono strano che lo feriva al cuore come un coltello.

E fu lavoro e sangue e fu fatica uguale mattina e sera,
per anni da prigione, di birra e di puttane, di giorni duri,
di negri ed irlandesi, polacchi ed italiani nella miniera,
sudore d' antracite in Pennsylvania, Arkansas, Texas, Missouri.

Tornò come fan molti, due soldi e giovinezza ormai finita,
l' America era un angolo, l' America era un' ombra, nebbia sottile,
l' America era un' ernia, un gioco di quei tanti che fa la vita,
e dire boss per capo e ton per tonnellata, "raif" per fucile.

Quand' io l' ho conosciuto o inizio a ricordarlo era già vecchio,
sprezzante come i giovani, gli scivolavo accanto senza afferrarlo
e non capivo che quell' uomo era il mio volto, era il mio specchio
finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo....





Probably he went out and shut the green door behind him
Someone had got up to prepare hastily a “barley coffee” for him
I don't know if he ever looked back, he was not the kind of man
losing himself in nostalgia like the rich, so he went his way with no effort

When I knew him or just start to remember him, he was already an old man
or so he looked like to my eyes but at that time I did not go to school yet
I was impressed by his bald head and by a mysterious and strange device he bore
a hernia truss resembling a pistol holster

But that morning he had the face of his twenties with no wrinkles
a frenzy for adventure and vague
still ideas of socialism hard words for his father while he left behind a tradition of hunger and escape and for his work, that which breaks and kills, fatalism

But that morning he had a new feeling for home and mother
and to drive it out he had swallowed the first wine of a cellar
his face already felt the smell of oil and sea of Le Havre
and his mouth already felt the smell of the powder of the mine

To me, America, was then Roosevelt’s G.I.’s, the Fifth Army
America was Atlantis, the heart and the destiny
America was Life, smiles and white teeth on coated paper
America was the mysterious dreamy world of Donald Duck

To me America was then a sweet province, a world of peace
lost paradise, subtle melancholy, slow neurosis
Gunga Din and Ringo, the heroes of Casablanca and Fort Apache
A dream along the constant obsessive sound of the Limentra

I can't imagine how he perceived it when the ship offered him the close sight of New York
A wood of skyscrapers, city of feces and streets, of shouts, a castle!
And Pavana just a memory left by the chestnut trees of the Appennine
English a strange sound wounding his heart like a knife

And then it was work and blood and toil from morning to night
For years like prison, with beer and whores, and hard days
Negroes, Irish, Poles and Italians in the mine
Anthracite sweat in Pennsylvania, Arkansas, Texas, Missouri

He returned like many others, two penny and his youth gone
America was a corner, America was a shadow, fine haze
America was a hernia, one of the many tricks of life
Like saying boss for capo, ton for tonnellata, rifle for fucile

When I knew him or just start to remember him he was already old
haughtily like the young, I slided alongside without grasping him
And I did not understand that that man was my face, my mirror
Until the time, regardless of the ways of the world, when I will meet him again.


martedì 9 agosto 2011

X agosto - Giovanni Pascoli

Domani è il 10 Agosto, la notte di San Lorenzo - in questa notte si può vedere uno dei tanti spettacoli della natura,le stelle cadenti, e possiamo esprimere un desiderio per ogni stella che abbiamo la fortuna di scorgere... ma "X Agosto" è anche il titolo di una malinconica ma dolcissima poesia di Giovanni Pascoli, grande poeta decadente italiano che ha vissuto anche nella nostra provincia. Ecco la poesia, recitata da Alberto Lupo (dalla voce indimenticabile, un importante attore di teatro, scomparso qualche anno fa) e con il sottofondo del Coro Muto tratto da Madame Butterfly di Puccini...Insomma,una straordinaria combinazione di forme d'arte differenti(poesia, musica, recitazione). E domani sera tutti a scrutare il cielo!!



Questo è il testo della poesia:

X Agosto (di G.Pascoli)
San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!

martedì 12 luglio 2011

Francesco Guccini conversa di Luglio e di Agosto

Con giorni lunghi di colori chiari, ecco Luglio il leone

riposa, bevi e il mondo attorno appare come in una visione

Non si lavora, Agosto, nella stanche tue lunghe oziose ore

Mai come adesso è bello inebriarsi di vino e di calore

With its long days and colours light, here comes July, the lion

rest, drink and as a vision the world around will show

In your long idle hours, we do not work, o August

as it's most pleasing with wine and heat to get inebriated


mercoledì 29 giugno 2011

A spasso per Lucca, tra storia, leggenda e...una bambina da conquistare

La scorsa settimana stavo passeggiando in città con mia figlia; abbiamo fatto la tradizionale passeggiata in centro, mangiato un buon gelato e poi ci siamo incamminate sulle Mura. Passeggiando siamo arrivate al punto in cui dall'alto si vede l'Orto Botanico: allora abbiamo pensato di concludere il nostro pomeriggio con la visita del giardino.


Ora, devo ammettere la mia scarsa conoscenza in materia di botanica: distinguo un albero da un arbusto, una pianta ornamentale da un'erba aromatica, mentre le piante grasse si dividono in “quelle con spine” e “quelle senza spine”...quindi capirete che al di là di qualche commento di valore estetico e qualche informazione tratta dai cartellini che si trovano accanto a ciascun albero non ho potuto trasmettere a mia figlia un “grande sapere”! Però... mi sono sentita sollevata quando ci siamo avvicinate al caratteristico “laghetto delle ninfee”: perché? Non certo perché potessi spiegare alla bambina che “l'albero che cresce dentro il laghetto è un Cipresso Calvo che cresce lungo corsi d'acqua e zone paludose e le cui radici producono particolari conformazioni legnose che si elevano dal terreno e che sembrano delle vere e proprie sculture viventi” (infatti questa informazione l'ho trovata sull'enciclopedia la sera quando siamo tornate a casa...)





bensì perché il laghetto dell'Orto Botanico è il luogo dove, secondo una delle più famose e intriganti leggende lucchesi, si è conclusa la vita di una bellissima nobildonna , Lucida Mansi.



Ecco, questo lo sapevo e potevo raccontarlo! E lo racconto anche qui: secondo questa leggenda, che viene narrata di generazione in generazione, pare che Lucida (una signora realmente vissuta a Lucca nei primi del '600, esponente di una delle famiglie lucchesi più importanti) fosse una donna di rara bellezza, di altrettanto rara crudeltà e amante del lusso e dei piaceri della carne. Secondo la storia popolare era sempre circondata da schiere di uomini, giovani o vecchi, belli o brutti, nobili o commercianti, colti o semplici, i quali le facevano visita durante la notte nel palazzo di città o nella Villa di campagna, e che dopo le prestazioni amorose venivano fatti cadere in botole che si aprivano dal pavimento, precipitando in profondi pozzi irti di lame affilate.




Come si conveniva alle nobili donne dell'epoca anche Lucida si recava quotidianamente a “Messa”: si dice che fosse così innamorata di se stessa e ossessivamente concentrata sul proprio aspetto che avesse messo un piccolo specchio anche dentro il libro delle preghiere; e fu proprio durante la Messa del mattino che un giorno vide sul proprio viso una lievissima ruga! Lucida sembrò quasi impazzire, ogni specchio di casa fu distrutto e disperata pianse e si lamentò così a lungo che di fronte a lei apparve un bellissimo giovane, che altri non era che il Diavolo: questi, in cambio della sua anima, le promise altri trent'anni di giovinezza. Lucida non esitò ad accettare la proposta; e così, mentre le persone intorno a lei invecchiavano, si ammalavano e morivano, Lucida continuava a rimanere giovane e bellissima e continuava a frequentare feste e ricevimenti, circondata da spasimanti.
Così passarono gli anni, uno dopo l'altro, senza che Lucida pensasse più al patto fatto con il Diavolo. Il 14 agosto 1623, arrivati allo scadere del tempo fissato, il bel giovane si ripresentò davanti alla donna: allora questa si ricordò di colpo dell'accordo fatto trent'anni prima. Nel tentativo disperato di fermare il tempo Lucida uscì di corsa dal proprio Palazzo, salì sulla carrozza e diede ordine al cocchiere di recarsi alla Torre delle Ore.







Arrivata qui,affannata, iniziò correndo a salire le scale, con la speranza di arrivare, prima dello scoccare della mezzanotte, a fermare l'ingranaggio dell'orologio; purtroppo così non fu e la campana iniziò a battere la mezzanotte. Allora la nobildonna scese le scale della torre e risalì sulla carrozza, la quale si diresse sulle Mura che circondavano (e circondano!) la città. Il Diavolo, preso dall'ira, fece scoppiare un terribile temporale, con tuoni fortissimi e fulmini così luminosi che per qualche attimo la città era così luminosa che sembrava un pomeriggio d'estate!
I cavalli, spaventati, iniziarono a correre sempre più velocemente, come impazziti; la carrozza iniziò a dare segni di cedimento, le ruote cigolavano e Lucida dentro la carrozza urlava disperata. Proprio in prossimità dell'Orto Botanico un fulmine colpì la carrozza che, rotolando dalle Mura, finì in fiamme dentro il laghetto.
Ancora oggi, nelle notti di temporale, si narra che sia possibile vedere correre sulle Mura di Lucca la carrozza in fiamme di Lucida e sentire le urla disperate della donna che cerca di liberarsi dalle mani del suo padrone.
E nelle notti di luna piena, chi vuole, può andare al laghetto dell'Orto Botanico e vedere nelle sue acque il riflesso del volto della nobile lucchese, la cui brama di beltà era così grande da non avere nessun dubbio: meglio un’anima dannata che un’esistenza senza gioventù...





Quando ho finito di raccontare la storia a mia figlia era ormai l'ora del tramonto, i cancelli dell'Orto Botanico stavano per essere chiusi, e lei mi guardava con uno sguardo di infinita ammirazione!! Che soddisfazione!!!


English translation: Strolling in Lucca between history, legend...... and a child to win over

Last week me and my daughter went for a walk in town as usual, had a tasty ice cream, then went on to the city walls. After awhile we arrived at the spot where you can see the Botanical Garden from the promenade down below: then we thought to finish our day with a visit to the garden.

Now well, I must admit my poor knowledge of botany: I can tell a tree from a shrub, an ornamental plant from an aromatic bush, while I can tell succulent plants as just with or without thorns, so you can imagine that beyond some aestethic comment or information taken from the signs at the plants, I could not convey any great knowledge to my daughter, but..... I felt a sense of relief when we got near the picturesque “water-lily pond”: why that? Not because I could explain my child that “the tree in the pond is the bald cypress, that grows by the water or in marshes, and whose roots emerge from the soil and look like living sculptures” (in fact I found this description on the encyclopedia later at home), but because the pond in the Botanical Garden is the place where, according to one of the most famous and intriguing lucchese legends, a very beautiful noblewoman's life, Lucida Mansi, came to an end.

I knew that story very well, so I could tell it to my daughter and gladly I relate it here: according to the legend, which was handed down from generations, it is said that Lucida (a lady who really lived in Lucca in 1600, belonging to one of the lucchese outstanding families) was a woman of rare beauty, of likewise great cruelty, and a lover of luxury and lust. The story tells that she was always surrounded by host of men, young or old, handsome or ugly, noble or working people, educated or simple, who paid visit to her in the night either to her palace in town or to the villa in the country, and who, after making love, were dropped down trapdoors on the floor into pits bristling with sharp spears.

As was proper for noblewomen in those times, Lucida went to Mass daily: but they say she was so in love with her self and so obsessively centered on her look, that she had a mirror even in her Prayers' book. And one day during the morning Mass she perceived a very slight wrinkle on her face! Lucida went nearly mad about this, broke all mirrors in the house and cried desperately and for so long that eventually a very handsome young man appeared to her: he was the Devil in disguise, who in exchange for her soul promised her thirty more years of youth. Lucida accepted without hesitation, and then while the people around her got old , fell ill and died, she kept being young and charming and attending feasts and receptions, surrounded by admirers as ever.

The years passed one after the other, and Lucida did no more think of the agreement he had made with the Devil. On August 14, 1623, being the expiration date, the handsome young man appeared in front of her: then she suddenly recalled the agreement of thirty years back. In a desperate attempt to stay the time, Lucida rushed out of her palace, got on the coach and ordered the coachman to go to the Torre delle Ore (tower of the hours, Via Fillungo)

As soon as she arrived there, she ran breathless upstairs hoping to get there before midnight and stop the mechanism of the clock, but unfortunately it was too late and the bell started to strike the hour. So the noblewoman went downstairs back to the coach and headed for the walls that surrounded (and still surround) the city. The Devil flew into a rage and had a terrible thunderstorm broken out, with mighty thunders and lightnings so bright that the city was for awhile as luminous as on a summer day!

The horses, scared, started to gallop faster and faster, as going wild, the coach lost stability and its wheels squeaked, while Lucida was screaming with despair. Right above the Botanical Garden a lightning hit the coach making it roll on fire from the walls down into the pond.

Still today when there is a thunderstorm at night, they say you can see Lucida's coach on fire racing on the walls and hear the desperate screams of the woman trying to escape her master. And in the nights of full moon, if you go to the pond of the Botanical Garden, in the water you will see the reflection of the noblewoman's face, whose greed for beauty was so great as not to concede a single doubt: better a damned soul than a life without youth....

When I finished telling the story to my daughter the sun was setting, the gates of the Botanical Garden were being closed and to my great satisfaction she looked at me with her big eyes in admiration!