Parlo Italiano...

...E LO SCRIVO, LO LEGGO, LO SMONTO....E LO RIMONTO!

giovedì 22 novembre 2012

Uno strano "Orologio"



Ieri siamo stati con i nostri studenti a visitare la Certosa di Calci,  antico monastero nella pace della campagna a ridosso dei Monti Pisani.  Alla fine della visita, dando un'ultimo sguardo alla splendida facciata della Certosa, sono stato incuriosito da una specie di orologio dipinto in alto, dove però non sono riportate le ore, bensì delle abbreviazioni che, dopo un attimo di perplessità,  mi sono sembrate  nomi di venti, alcuni che conoscevo bene come il lib(eccio) o il maest(rale), altri  meno. Quindi si tratta di una rosa dei venti.
Così  ho voluto indagare un po' più a fondo e ho trovato delle definizioni per ciascuno dei venti nominati, che sono comuni nel bacino del Mediterraneo ed eccoli qua:

Yesterday, with our students we went on a visit  to the Certosa di Calci, ancient monastery in the peaceful countryside at the foot of the Monti Pisani. At the end of the tour,  giving one last glance at the splendid façade, I became curious of a sort of clock painted on high, where not the hours, but a series of abbreviations were written: after a moment of puzzlement, I realized that they were  names of winds, some of which I knew well, like lib(eccio) or maes(trale), other less well.  So it was a windrose!   I have investigated more in that and I found the definitions for each of the winds mentioned, which are common winds in the Mediterranean basin, and here they are:




Tramontana:   è un vento molto freddo e spira a raffiche, proveniente da nord, frequente sul Mar Ligure. Di solito porta tempo asciutto, cielo sereno e ottima visibilità. Assume vari nomi (Aquilone, Buriana, ecc.) secondo le regioni di provenienza e le leggere variazioni di direzione.

A cold wind blowing in gusts, from the North, common on the Ligurian Sea. Usually it brings dry weather, clear sky and very good visibility. It takes various names (Aquilone, Buriana, etc.) according to the regions where it comes from and its changing directions.

Grecale: vento da nord-est con leggere variazioni di provenienza, che soffia sul Mar Adriatico, in Grecia e in Turchia.  Come la tramontana, spira a raffiche e porta tempo buono e cielo sereno. Il suo nome deriva dal fatto che è un vento settentrionale, cioè "boreale" e che Borea è una figura mitologica greca.  Infatti a Trieste viene chiamato "bora", un vento invernale che può raggiungere la velocità di 150 Km/h.

A wind from Northeast with slight variations of direction, blowing on the Adriatic Sea, in Greece and in Turkey. Like Tramontana, it blows in gusts and brings good weather and clear sky. Its derives from the fact that it is a northern  (boreal) wind and that Borea is a Greek mythological figure. In fact in Trieste it is called  Bora, a winter wind which can reach the speed of 150 km per hour.

Levante: è un vento generalmente di debole intensità che spira da Est verso Ovest nel Mediterraneo occidentale.  Nasce al largo delle Isole Baleari e soffia verso Est raggiungendo la sua massima intensità attraverso lo stretto di Gibilterra. La sua influenza è sentita fino in Italia sul Tirreno e sulla parte centro-meridionale dell'Adriatico. È un vento fresco e umido, portatore di nebbia e precipitazioni e può provocare mare agitato e trombe marine. Può manifestarsi tutto l'anno, ma ricorre di solito tra luglio e ottobre.

It is not a very strong wind blowing from East to West on the western Mediterranean. It arises in the sea of the Balearic Islands and blows towards the East to reach its greatest intensity through the Strait of Gibraltar. Its effect is felt as far as Italy on the Tyrrhenian and middle southern Adriatic. It is a cool and damp wind, bearing fog and rainfalls, and it also can bring about rough sea and waterspouts. It can blow all year round, but usually between July and October.

Scirocco: vento caldo e umido preveniente da Sud-Est, dal Sahara e da altre regioni del Nord Africa. Di solito porta tempo nuvoloso al Nord, mare mosso, visibilità scarsa, e può durare molto a lungo. Soffia più di frequente in primavera e in autunno con  velocità fino a 100 km/h. Lo stesso vento prende il nome di Jugo in Croazia e di Ghibli in Libia. Lo scirocco che giunge sulle coste francesi contiene più umidità ed è chiamato  Marin.

Warm damp wind coming from South-East, from Sahara and other North-African regions. It brings cloudy weather to the North, rough sea, scarce visibility, and can last for long. This wind blows most frequently in Spring and Fall with a speed up to 100 km/per hour.  It takes the name of Jugo in Croatia and Ghibli in Libya.  The Scirocco that reaches the French coast contains more humidity and is called Marin.

Mezzogiorno o Ostro: vento meridionale d'effetto debolissimo. La sua azione è scarsamente sentita nei mari italiani. È un vento caldo e umido portatore di piogge.

Southern wind of very poor effect. Its action is scarcely felt on the Italian seas. It is a warm damp wind bringing rain.

Libeccio: vento particolare, perché, pur essendo un vento di mare, ha poche caratteristiche di tali venti. Soffia da Sud Ovest ed è anche chiamato Africo o Garbino. Di solito si genera molto rapidamente, sviluppandosi fino a raggiungere una potenza eccezionale, per poi calmarsi con la stessa velocità con cui è nato. È il vento che segue le perturbazioni, per cui, cessato il suo effetto, di solito si ha un aumento della pressione con conseguente bel tempo e cielo sereno.

A peculiar wind, which, for all its being a sea wind, has not the features of such. It blows from Southwest and is also called Africo or Garbino. It rises very quickly and reaches a great strength, then it calms down as fast. It follows storms, so that when it ceases, there usually comes high pressure and consequently fine weather and clear sky.

Ponente:  chiamato anche Zefiro o Espero, è un vento del Mediterraneo che soffia da Ovest. È il vento caratteristico delle perturbazioni atlantiche che attraversano il Mediterraneo da Ovest verso Est. I suoi effetti sono sentiti soprattutto sul Mar Tirreno e sul Mare Adriatico centro meridionale. Il Ponente è un veto fresco tipico dei pomeriggi estivi.  Come il Libeccio, può essere portatore di maltempo.

Also called Zefiro or Espero, it is a Mediterranean wind blowing from the West. It accompanies the Atlantic storms which cross the Mediterranean from West to East. Its effects are felt mainly on the Tyrrhenian Sea and on the middle southern Adriatic. Ponente is a cool wind, typical of summer afternoons.  Like Libeccio, it can bring bad weather.

Maestrale:  vento di caratteristiche simili alla Tramontana, solo di maggiore forza, da cui il nome di "maestro dei venti". Porta tempo freddo, asciutto e sereno. Interessa, durante i mesi invernali, principalmente l'alto Tirreno e il Mar Ligure, giungendovi dalla valle del Rodano e dal  Golfo del Leone.

Similar to Tramontana, only stronger, therefore its name "master of the winds" . It brings cold, dry and clear weather. It blows mainly during the winter months on the upper Tyrrhenian and Ligurian seas, coming from the Rhone Valley and the Gulf of Lion.













venerdì 16 novembre 2012

L'INCREDIBILE STORIA DI BENEDETTO BARSOTTI



Abbiamo conosciuto recentemente un signore francese, Patrick Moreaud, che ci ha raccontato la storia sua e della sua famiglia con un tale entusiasmo da farci decidere di scrivere un breve resoconto di questa "avventura".

  Il Signor Moreaud
Patrick è un discendente della famiglia Barsotti di Lucca. Ma ne è ignaro, almeno fino a quando, al momento di andare in pensione dopo 40 anni di intensa attività di architetto e designer, ritrova il certificato di nascita di sua nonna Clotilda Barsotti, nata a Tunisi nel 1875 e madre di Aurora, la mamma di Patrick. Sul certificato c'è scritto che è una signora di nazionalità italiana originaria di Lucca, in Toscana.
Patrick tutto questo lo aveva quasi dimenticato, anche se spesso gli veniva da pensare che il suo saper fare, la sua creatività venivano da un'italianità nascosta in lui. Si ricorda di Tunisi, che aveva dovuto lasciare dopo l'indipendenza con la propria famiglia spogliata di tutto e totalmente rovinata.
Ma il nome della città di Lucca, da dove proveniva la nonna Clotilde, gli riporta alla memoria una bellissima storia di tanti anni fa, quando era ancora un ragazzino con gli occhi azzurri del colore del mare Mediterraneo e i capelli riccioluti e biondi.
Ed ecco le sue parole per raccontare quella storia:
Troppo piccolo in quest'epoca per andare in Francia con i miei genitori, rimanevo a casa sotto l'affettuosa protezione della mia madrina Leontina Barsotti, che chiamavo 'Zia Leo', una madrina che mi coccolava durante l'assenza dei miei genitori e posso dire ancora oggi che pensando a quei momenti mi viene in bocca il sapore delle sue frittelle e di tanti altri dolci. Come ancora mi ricordo della sua dolcissima voce, una voce che mi faceva viaggiare attraverso tutti i paesi che aveva visitato.
Una sera Leontina mi ha detto: "Patrizio mio, è il momento di sapere perché sei nato a Tunisi e di conoscere la storia della famiglia di tua madre Aurora. Bisogna sapere che tutti i Barsotti nati a Tunisi sono discendenti di uno schiavo del Bey, il re di questo bellissimo paese.
I Barsotti di Lucca, nel 13° secolo, erano una delle cinque famiglie che praticavano l'Arte della Seta, e sono sempre rimasti in città con numerosi discendenti. Ma facciamo un salto nella storia dei Barsotti per arrivare fino a Benedetto Barsotti, figlio di Jacopo e Petronilla, nella prima metà dell' '800. In quest'epoca, il palazzo dei Barsotti si trovava in Via Vittorio Veneto, vicino al Palazzo Ducale. Jacopo Barsotti è un grande negoziante di olio d'oliva e di prodotti tipici toscani e commercia molto con i paesi stranieri, tra cui l'Inghilterra. Il suo magazzino si trova vicino a casa sua in Via della Dogana.

 Produzione e commercio della seta
Un giorno del 1824, il giovane Benedetto esce dal suo palazzo in Via Veneto, passando da Corso Garibaldi fino a Porta San Pietro, e firma il registro di uscita dalla città, dicendo che va a fare una passeggiata sul mare.
Aveva 25 anni, ma non sapeva che a quel tempo  nel mare Mediterraneo si trovavano molti pirati tunisini, pagati dal Bey di questo paese, che facevano razzie sulle coste italiane per catturare numerose persone da utilizzare come schiavi. E così Benedetto ha fatto la sua ultima passeggiata sul mare, perché è stato rapito dai pirati, arrivando  poi dopo qualche giorno in barca con le catene ai piedi al porto di La Goulette di Tunisi (importante porto vicino alla capitale dove arrivano anche le barche dei pescatori tunisini). Questo giovane schiavo aveva fatto gli studi a Lucca, sapeva leggere, scrivere e far di conto, mentre gli altri schiavi italiani erano contadini o pescatori, mai andati a scuola.

                                                              Il temibile pirata Barbarossa
Benedetto si è così distinto dagli altri schiavi e i Tunisini hanno capito che questo lucchese aveva delle capacità da sfruttare al meglio per il loro paese, e  il suo destino è cambiato: qualche anno dopo è diventato uno degli Ammiragli dell'importantissima flotta del Bey di Tunisi. Felice del suo nuovo destino in questo bel paese che all'epoca iniziava a svilupparsi, ha sposato Maria Lacomare, originaria di Trapani e da questo matrimonio sono nati nove bambini. Da lì, è cresciuta in questo paese una delle grandi famiglie di Toscana, che ha fatto parte dell'aristocrazia italiana partecipando al suo sviluppo economico, culturale, artistico e scientifico.
A questo punto della storia dei Barsotti, Zia Leo ha detto:
"Patrick, è arrivata l'ora di dormire: la storia della tua famiglia non finisce qui, ma bisogna ricordarcela per capire, caro mio tesoro, che con il sapere, il coraggio, la volontà e la determinazione che ha avuto il tuo bisnonno Benedetto Barsotti, quale che sarà il tuo destino, troverai la strada giusta: buonanotte, amore mio, rimango vicino a te"
E Patrick si è addormentato subito, viaggiando sul l' azzurro  Mediterraneo come Ammiraglio di una flotta di navi alla scoperta del Mondo.....
Una bellissima storia davvero: storia vera o leggenda per far fare dei bei sogni a un bambino?
Storia rimasta in un angolo della mia memoria, che viene alla luce oggi, leggendo il documento sulle origini lucchesi di mia nonna Clotilda Barsotti.
Così mi è venuto il desiderio di saperne di più, e forse anche di capire la mia Italianità e la mia Lucchesità, di capire, oggi, il mio desiderio di studiare a scuola la lingua italiana, di andare, tanti anni dopo, per i miei progetti, a cercare le competenze molto creative degli italiani del Nord, del Centro, del Sud, di ascoltare i grandi compositori di musica classica: Vivaldi, Boccherini, Puccini e tanti altri, di poter parlare la lingua dei miei antenati senza aver sentito a casa mia una parola di italiano da mia mamma Aurora, di mettere sempre l'accento tonico al posto giusto, leggendo la Divina Commedia di Dante alla mia professoressa di italiano, che non ha mai capito come un piccolo francese potesse farlo senza sbagliarsi.
Detto questo, Patrick e sua moglie Marianne decidono di andare a scoprire Lucca al più presto e dal primo giorno si sono innamorati della città.
Due anni di ricerche genealogiche, aiutati da amici di Lucca, per ritrovare tracce dell'avo Benedetto Barsotti.
E un giorno di grandissima emozione è stato quello della scoperta di un documento INCREDIBILE..... un documento ufficiale, sul quale era scritto e confermato dell'uscita di Benedetto Barsotti, figlio di Jacopo Barsotti di Via Veneto in Lucca a Pasqua del 1824, senza traccia del suo ritorno.
Ho capito meglio da questo giorno il perché a Lucca mi sentivo a casa mia, e ho avuto la certezza che quella storia di famiglia non era una leggenda.
THE INCREDIBLE STORY OF BENEDETTO BARSOTTI
We have recently known a French gentleman, Mr Patrick Moreaud, who has told us the story of himself and his family with such enthusiasm, that we have decided to write a piece on his "adventures".
Patrick is a descendant of the Barsotti family from Lucca. But he has not been aware of it, at least until    when he retired after 40 years of intense activity as architect and designer, and he chanced to find   the birth certificate of his grandmother Clotilda Barsotti, born in Tunis in 1875 and mother of Aurora, Patrick's mother. The certificate says she is a lady of Italian nationality, coming from Lucca in Tuscany.
Patrick had almost forgotten this, even though many times he had a feeling that his skill and his creativity came from the Italianity he brought hidden inside. He remembers Tunis, the city he had been forced to leave after the independence, his family disrobed of anything and totally ruined.
But the name of the city of Lucca, where his grandma Clotilde came from, brought  to his memory a beautiful story of many years back, when he was a little boy with Mediterranean blue eyes and curly blonde hair.
Here are his words to recount that story:
As I was too young then to go to France with my parents, I stayed at home under the loving protection of my godmother Leontina Barsotti, whom I called Aunt Leo, a woman who babied me during the absence of my parents, and even today when I think of those moments, I feel the taste of her pancakes and lots of other cookies, as well as I recall her sweet voice, which made me travel through all the countries she had been to.
One night Leontina told me “Patrick dear, it's time you knew why you were born in Tunis and the story of your mother Aurora's family. You must know that all Barsotti's born in Tunis are the descendants of a slave of the Bey, the king of this wonderful land.
The Barsotti's in Lucca, back in the 13th century, were one of the five Lucchese family plying the Silk Trade, and have always lived in town with many descendants. Let's now step forward in the Barsotti's story until we meet Benedetto Barsotti, son of Jacopo and Petronilla, during the first half of 1800. In that period, the Barsotti palace was in Via Vittorio Veneto, near Palazzo Ducale. Jacopo Barsotti was a big trader of olive oil and typical Tuscan products which he sold also in foreign countries notably in England. His warehouse was near his home, in Via della Dogana.

                                                            Traders on the Silk Route
On a day of 1824, the young Benedetto went out of his palace in Via Veneto, walked along Corso Garibaldi to Porta San Pietro and signed the record of exit from the city, declaring to be going to the seaside for a walk.
He was 25 years old, yet he was unaware that in that period the Mediterranean sea was ploughed by lots of Tunisian pirates, hired by the Bey of that country to raid the Italian coasts and capture men to be used as slaves. So Benedetto went for his last walk on the seaside, as he was seized by the pirates and some days after was landed in chains at the port of La Goulette in Tunis (important harbour near the capital, which also serves the Tunisian fishing boats).

                                                                Pirate ships at sea
The young slave had studied in Lucca, could read, write and reckon, while the other Italian slaves were simple uneducated peasants or fishermen. So Benedetto distinguished himself among the other slaves and the Tunisian felt the young man from Lucca had talents to make the most of for their country, so his destiny changed and some years later he became one of the Admirals of the powerful Bey of Tunis' fleet.
Happy with his new perspective in this beauitful land, which at that time was starting to develop, he married Maria Lacomare, coming from Trapani, and they had nine children. One of the great families from Toscana has since grown in this country, becoming part of the Italian aristocracy and contributing to its economic, cultural, artistic and scientific development"
At this point of the Barsotti's tale, Aunt Leo said:
“Patrick, it's time to sleep: the story of your family does not finish here, but you must keep it in mind, my darling, that with your great grandfather Benedetto Barsotti's knowledge, will, courage and determination, whatever you destiny will be, you will find the right way: good night, love, I will be near you”
And Patrick fell asleep, dreaming of traveling on the Mediterranean blue sea as an Admiral of a fleet discovering the world.....
A very enticing story indeed : a true story or a tale told to bring sweet dreams to a child?
A story hidden for years in a corner of my mind, and coming forth today, while I read the document stating the Lucchese origin of my grandmother Clotilda Barsotti.
So I longed to know more, to understand my Italianity and my “Lucchesity”, my desire to learn the Italian language, to go and look for the creative skills of the Italian from the North, the Centre and the South to help me in my creations, to listen to the great classical composers: Vivaldi, Boccherini, Puccini and lots more, to be able to speak my ancestors' language without ever hearing a single Italian word from my mother Aurora at home, to always put the tonic accent in the right place while reading the Divine Comedy to my Italian teacher, who did not understand how a small Frenchman could do that without mistakes.
That said, Patrick and his wife Marianne decided to move to Lucca as soon as possible and from their first day they fell in love with the city
It took two years of genealogical investigation, with the help of friends from Lucca, to find traces of the forefather Benedetto Barsotti.
And one day, I felt the deepest emotion when I found an UNBELIEVABLE document...... an official written statement of the exit from Lucca of Benedetto Barsotti, son of Jacopo Barsotti, Via Veneto, on the Easter of 1824, with no trace of his returning home.
From this day I could explain better why I felt at home in Lucca and I had the certitude that the story of my family was not a legend.

mercoledì 24 ottobre 2012

Una lezione "originale"


Oggi vorrei dare un'idea un po' più precisa di come si svolgono le lezioni alla nostra scuola. Per questo motivo, pubblico molto volentieri un video realizzato da un gruppo di studenti di livello avanzato che erano qui nello scorso settembre. La nostra insegnante, Susanna, ha "approfittato" (in senso buono!) delle competenze di uno degli studenti in fatto di realizzazione di video, e ne è venuta fuori una lezione originale, divertente, e soprattutto molto istruttiva dal punto di vista dell'uso comunicativo della lingua. Questa attività è durata circa quattro ore,  ed è stata portata a termine in tre giorni diversi durante una settimana di corso. Gli studenti hanno avuto l'idea, hanno negoziato per trovare un accordo sulle differenti versioni che si potevano fare, hanno scritto la sceneggiatura e hanno infine "recitato" (tutto sempre sotto la supervisione dell'insegnante) - il risultato è questo piccolo film. E' un esempio di come le nostre lezioni sono sempre orientate secondo i bisogni ma anche le preferenze degli studenti, e di come cerchiamo sempre di modulare le tecniche e le attività in base alle persone che abbiamo davanti in un gruppo. Buona visione!






domenica 16 settembre 2012

Un concerto di Banditaliana e un'intervista a Riccardo Tesi


Il 24 agosto scorso siamo andati in un piccolo paese della montagna pistoiese, Bardalone, nel comune di Maresca, per assistere a un concerto speciale del gruppo Banditaliana*, in occasione del suo ventesimo anniversario. Con noi c'erano anche quattro nostri studenti australiani che erano stati a un concerto di Riccardo Tesi e Banditaliana a Melbourne durante l'inverno (o l'estate, per loro). È stato un evento veramente straordinario, con tantissimi ospiti che hanno suonato o cantato insieme al gruppo.

*Dal caleidoscopio di suoni di Banditaliana nasce una musica senza frontiere, fresca e solare, innovativa ma legata alle proprie radici, una sintesi di ampio respiro tra forme e riti della tradizione toscana, profumi mediterranei, improvvisazioni jazz e canzone d’autore. Composizioni originali, virtuosismi strumentali, preziosi incastri ritmici ed arrangiamenti raffinati costituiscono la cifra stilistica del gruppo che nel corso degli anni si è imposto come una delle formazioni più interessanti nel panorama internazionale della world music ed ha riscosso un grande successo nel corso delle tournees in tutta Europa e in Canada dove ha partecipato ad alcuni tra i più importanti folk&jazz-festivals. (da www.riccardotesi.com)





On August 24 we went to a village on the Pistoia mountainside, Bardalone, near Maresca, to attend a special concert of the group Banditaliana*, on the occasion of its 20th anniversary. There were even four Australian students of our school, who had been already at a concert of Riccardo Tesi and Banditaliana in Melbourne during winter (for us, or summer for them). It was an extraordinary event, with lots of guest artists, who sang or played with the group.

*The fresh and sunny music resulting from Banditaliana’s kaleidoscope of sounds is regardless of categories, searching for innovation but sticking to its roots, as a wide synthesis of forms and rites drawn from the Tuscan tradition, Mediterranean flavours, jazz improvisation and songwriting. Original compositions, instrumental virtuosity, precious rhythmic grooves and refined arrangements represent the stylistic features of the group, that over the years has gained a reputation as one of the most interesting bands in the international world music scene and has achieved great success while touring Europe and Canada, taking part in some of the most important folk&jazz festivals. (from www.riccardotesi.com)





Ecco il video del gran finale con la canzone tradizionale "Eccolo Maggio"
Here is the final piece, a traditional song about the month of May: "Eccolo Maggio"


Aggiungo poi un intervista a Riccardo Tesi, che spiega come ha iniziato a suonare l'organetto e sviluppato il suo stile musicale. Ho anche inserito la trascrizione integrale dell'intervista per chi volesse meglio seguire precisamente le risposte di Riccardo.



Then I wish to add an interview to Riccardo Tesi, who explains how he started to play the button accordion and developed his own style. I insert the entire transcription of the interview for those who wish to follow Riccardo's answers precisely.


Ed ecco la trascrizione:

TESTO DELL' INTERVISTA A RICCARDO TESI

Il primo brano che hai eseguito con l'organetto

Ah, Ah, bella domanda! Eh, un brano tradizionale della...della montagna bolognese, la Girometta, un pezzo così... proprio la prima melodia che ho suonato sull'organetto.... e poi subito dopo un brano “Leva la gamba” che avevo sentito suonare da Jean Marie Carlotti che era musicista dei Mont-Jòia-Bachas, gruppo storico della musica occitana e questo succedeva nel 1978 e nell' '85 abbiamo invece fatto un disco insieme, che si chiama “Anita, Anita”


Hai cominciato con la musica popolare?

Sì, diciamo, come...come ascoltatore e come... chitarrista scarso ho cominciato un po' più con il rock, con il progressive, poi a un certo punto ho iniziato a interessarmi di musica popolare, prima inglese e poi italiana – era il 1978, quindi un po' di anni fa, quindi il panorama, lo scenario musicale era molto diverso e di musica popolare se ne sapeva abbastanza poco, quindi c'era anche un atteggiamento molto... eh...come si potrebbe dire, un po'... un po' integralista. Molto presto ho iniziato a prendermi invece un sacco di libertà, soprattutto andare alla ricerca della mia musica e quindi iniziare, invece di fossilizzarmi sul...sul...sul ruolo di colui che fa la riproposta della musica popolare, quindi che cerca di suonare una musica che comunque è di altri, perché io son nato in città, non sono nato nel paesino in Sardegna, quindi invece si suonare....di far finta di essere un tradizionale ho preferito essere me stesso e fare la mia musica... quindi far confluire nella mia musica tutte le musiche che mi piacevano, quindi anche quella popolare però anche il jazz, la canzone d'autore, insomma, quello che sto facendo adesso.

L'organetto ti ha portato alla musica popolare?

No, è che appassionandomi di musica popolare.....eravamo un trio a Pistoia con...di tre chitarristi .. io ero il più scarso di tutti e ave... mi consigliarono di suonare un po' il mandolino, poi... e uno di questi aveva l'organetto..un organetto e.. facevo un pezzo anche sull'organetto, così... e poi successe che il gruppo di Caterina nel quale militava Francesco Giannattasio, dopo essere uscito dal Canzoniere del Lazio – quel gruppo lì si...si è sciolto, e quindi Caterina Bueno era rimasta senza gruppo, è venuta a sentire noi, ci ha preso in blocco e quindi per.. anche mantenere un po' una continuità con il repertorio precedente mi sono più concentrato sull'organetto, talmente concentrato che poi non mi son mai laureato, 'un ho fatto nient'altro che suonare l'organetto nella mia vita.

Cosa direbbe il tuo organetto se potesse parlare?

Mah, io spero di farlo parlare! Spero, no... quello che comunica sono le emozioni.... la musica è....è l'arte dell'emozione cioè la musica deve comunicare emozioni... può essere angoscia, può essere.... a seconda dei linguaggi che usi....delle cose che comunichi, può essere gioia, può essere melanconia, tantissime cose diverse, però credo che quello che cerco di fare è di comunicare e per... e per comunicare devo io prima di tutto provare quel tipo di sensazione, quindi anch'io lasciarmi andare al fluire della musica, che non è sempre facile....

È l'organetto stesso a comunicare qualcosa?

No, io credo che sia il musicista che comunica, sia che suoni un pianoforte, un organetto, qualsiasi cosa... per me è sempre molto importante il musicista che sta dietro lo strumento anche l'organetto... a me …. sono affasc.. non sono- come dire – abbagliato dalla tecnica. Ci son tanti organettisti molto tecnici e virtuosi che fan 3000 note che per me...per esem....li ammiro, eh perché, chiaramente suonando lo strumento capisco il virtuosismo e la bravura del fare certe cose, però alla fine nel cuore non mi rimane niente. Invece sono molto colpito da chi ha un pensiero musicale interessante, come... come linguaggio e poi soprattutto che mi comunica emozioni

La collaborazione che ti ha colpito di più

Guarda, purtroppo ho passato un po' di anni, quindi sono tante... beh forse te ne potrei dire tre, dovendo scegliere: una è con Patrick Vaillant, mandolinista francese perché collaborare con lui è stata un'apertura mentale da un punto di vista musicale straordinaria e soprattutto ha cambiato totalmente il mio modo di guardare lo strumento, perché suonare con lui mi ha portato a sviluppare un... il mio stile, quindi a affrontare lo strumento in una maniera diversissima dalla tradizione; poi Banditaliana perché sono i miei..... un po' la mia famiglia... sono quindici anni... diciassette anni ormai che suoniamo insieme, abbiamo quindi condiviso tutto il percorso dall'inizio di un gruppo fino a... i risultati sempre più confortanti, insomma quindi... affronti festival sempre più grossi, più.... e quindi c'è l'ansia, cioè trovi.... è come una squadra di calcio deve giocare prima in serie C, poi in serie B poi in serie A poi va a fare la Coppa dei Campioni, quindi ha sempre degli impegni più importanti, quindi abbiamo sempre con.... abbiamo condiviso questo percorso e mi piace molto il modo di fare squadra di Banditaliana, perché è un gruppo che nonostante stiamo insieme da tanti anni, quando saliamo sul palco c'è sempre un'energia come se fosse la prima volta.. e poi forse l'altra collaborazione importante è quella con Ivano Fossati e Fabrizio de André.. che inizialmente avrei dovuto suonare nell'album che appunto stavano scrivendo insieme, poi ho finito per suonare in due album, Makramè di Fossati e Anime Salve di Fabrizio de André, perché questo mi ha molto riavvicinato alla forma “canzone”, che avevo abbandonato... che amavo molto all'inizio, quando... della mia passione musicale, ma che poi avevo un po' abbandonato, concentrandomi più sulla musica strumentale. Ecco, lavorando con due... autori così ho capito tutto quello.... cioè quanto è difficile scrivere un semplice canzone

Con Banditaliana e solista: che cosa cambia?

Dal giorno alla notte: prima di tutto c'è una differenza di ruolo nel senso che io.... sono un po'... sì, sono anche organettista però preferisco pensarmi più musicista, quindi sono molto attratto dalla composizione e dall'arrangiamento e passo molto più tempo a spesso.... a cercare pattern del percussionista, quindi l'arrangiamento delle figurazioni di percussioni da usare, che non le parti di organetto... quindi sono sempre molto attento alla globalità della musica, per cui se alla fine di un arrangiamento serve soltanto una nota d'organetto, non mi faccio problemi, cioè io metto una nota, perché credo che ognuno debba essere al servizio della musica, e quindi sono un po' lontano dalla figura del solista di organetto... fare questo lavoro solistico, che è stato forse uno degli album miei più difficili da realizzare, mi ha un po' riportato e fatto concentrare su.... sull'aspetto esecutivo, cioè quindi più esecutore che non arrangiatore o compositore, anche se l'aspetto compositivo è molto importante perché in concerto faccio tutte composizioni mie.... e però mi ha obbligato – come dire - a occupare uno spazio sonoro in un'altra maniera, cercare altre...... perché là dove hai una percussione che entra, un basso che entra, quindi hai tutta una serie di strategie, di sorprese, di un pezzo di emozioni da dare, qui devi trovare tutto dentro il tuo strumento, quindi ogni cosa.... ogni piccolo suono è amplificato.






martedì 21 agosto 2012

Il nostro fiume, il Serchio


In questi giorni di gran caldo, mi è venuta l'idea di andare a cercare un po' di refrigerio nelle acque del Serchio, il fiume che passa da Lucca, subito a nord della città – a pochi minuti dalle Mura.
Ci sono stata un paio d'ore, e devo dire che ne è valsa la pena – l'acqua è fresca e trasparente, la zona è molto tranquilla, niente code per andare o tornare né problemi di parcheggio: insomma, un'esperienza da consigliare. Certo, il mare è il mare, però un pomeriggio al fiume può essere una valida alternativa...



Il Serchio è uno dei fiumi più importanti della Toscana; nasce nell'Alta Garfagnana e dopo un percorso di oltre 100 km sfocia in mare, poco a nord di Pisa.
Nel corso dei secoli il Serchio ha avuto diversi percorsi - è un fiume “agitato” e per un periodo molto lungo ha causato seri danni alla Piana di Lucca con le sue continue alluvioni. I Lucchesi, comunque, caparbi come sono sempre stati, non si sono mai arresi e hanno sempre cercato di dominarlo in qualche modo – fino a quando, circa 1500 anni fa, (eh sì, Lucca e il Serchio hanno una storia lunga...) un Vescovo, Frediano, esperto non solo di anime ma anche di idraulica, ha fatto deviare il corso del fiume rendendolo molto meno pericoloso per la città; da allora il fiume passa più o meno dove lo vediamo ancora oggi.



A proposito di Frediano: una delle leggende più note della nostra città racconta che questo Sant'Uomo, un giorno, si è ritirato in preghiera in un luogo isolato, proprio lungo la riva del fiume – in quella circostanza, avrebbe avuto l'ispirazione di trasformare in meglio la vita dei lucchesi rendendo possibile la coltivazione dei campi, liberandoli dall'incubo delle piene; così, con il suo rastrello, avrebbe tracciato dei solchi per terra e poi, con un gesto miracoloso del braccio, il fiume avrebbe cambiato il suo percorso così, all'istante. Naturalmente questa è una leggenda; i lavori invece sono durati molto tempo e sono costati immense fatiche e denari alla città (tanto che ancora oggi esiste un modo di dire per definire qualcosa di molto costoso: “costa come il Serchio ai Lucchesi”) ; comunque, il Vescovo Frediano è sempre stato molto caro ai Lucchesi, e una delle chiese più belle della città è proprio quella a lui dedicata. E anche noi abbiamo già parlato di Frediano in un nostro post un po' di tempo fa.



Inoltre, dentro la Chiesa si può vedere un affresco che rappresenta “Il miracolo del Rastrello”, e perfino un grande artista come il rinascimentale Filippo Lippi ha dipinto questa stessa scena in una Pala oggi visibile agli Uffizi di Firenze.








Ma torniamo ai giorni nostri: oggi lungo le rive del Serchio si trova il Parco Fluviale, un parco ottimo per fare lunghe passeggiate, o perfetto per andare in bicicletta o a cavallo, o anche fare rafting, per i più avventurosi... e dove si possono facilmente fare incontri ravvicinati con aironi, per esempio.






Dopo un periodo di qualche oblìo, insomma, il Serchio si è ripreso il suo ruolo centrale nella vita dei Lucchesi – e vedere una scena come questa lungo le sponde del fiume non è una rarità.



E ora qualche foto in più:











lunedì 2 luglio 2012

Tre chiese romaniche affascinanti e poco conosciute ---- Three fascinating and little known Romanesque churches

La Lucchesia è costellata di chiese romaniche, alcune molto antiche e semplici, risalenti a prima dell'anno mille, altre molto più ricche che si trovano in città, fra le quali le più famose sono la chiesa di San Michele, la cattedrale di San Martino e la basilica di San Frediano.

The Lucchese territory is dotted with Romanesque churches, some very simple and ancient, dating back before the year one thousand, others much richer in the city, among which the most famous are the church of San Michele, the cathedral of San Martino and the basilica of San Frediano.

San Michele

San Martino

San Frediano

Le moltissime chiese minori, pievi di campagna, ancora ben conservate, ispirano un fascino particolare e spiccano nel paesaggio verdeggiante con la loro sobria bellezza. Il nome pieve deriva dal latino plebs = plebe, popolo, e il loro prete si chiamava appunto Pievano.
Tra le mie preferite, per la bellezza e la pace che si può ritrovare visitandole, c'è la Pieve di San Giorgio di Brancoli, in una zona montagnosa detta la "Brancoleria", a nord di Lucca in direzione Garfagnana, poco oltre il paese di Ponte a Moriano.......

The many smaller country churches, well preserved, inspire a special charm and stand out in the green landscape with their simple beauty. Their name "pieve" derives from the Latin plebs = peasants, country people, and the parish priest was in fact called the Pievano.
Among my favorite "pievi", for their beauty and the peace that can be found visiting them, is the church of San Giorgio di Brancoli, in a mountainous area called the "Brancoleria", north of Lucca in the direction of Garfagnana, not far from the village of Ponte a Moriano......

Pieve di Brancoli

Una figura scolpita sul muro della Pieve di Brancoli
(a sculpted figure on the wall of Pieve di Brancoli)



.....poi, lungo la strada che porta a Barga, o meglio sotto la strada, ci si imbatte nella millenaria Pieve di Santa Maria, o Pieve di Loppia: scendendo a visitarla sembra di fare un viaggio indietro nel tempo.

.....then, along the road to Barga, or rather below the road, we can find the ancient church of Santa Maria, or Pieve di Loppia: getting off to admire it kind of brings you back in time.

Pieve di Loppia


La terza pieve che amo e che vorrei consigliare di visitare è la chiesa di San Pantaleone a Pieve a Elici, alla sommità di una collina di fronte alla costa della Versilia. Fra l'altro qui si tiene un festival di musica da camera nei mesi di luglio e di agosto.

The third church I like very much and would recommend for a visit is the church of San Pantaleone in Pieve a Elici on top of a hill overlooking the coast of Versilia. This church is also renowned for hosting a festival of chamber music in the months of July and August.

Pieve a Elici


domenica 1 luglio 2012

Andar per monti: le Alpi Apuane

Spesso, mostrando all'orizzonte il rilievo delle montagne a nord-ovest di Lucca, molti si meravigliano sentendo dire che si chiamano Alpi, come le "vere" Alpi che stanno sull'arco detto appunto "alpino", a formare il confine con la Francia, la Svizzera e l'Austria.

Often, looking at the mountain chain on the horizon to the north-west of Lucca, many are surprised at hearing that you call them the Alps, the same as the "real" Alps that are on the arc in fact called "Alpine", forming the border with France, Switzerland and Austria.

Il gruppo delle Panie: da destra verso sinistra la Pania secca,
l'Uomo Morto e la Pania della Croce

In effetti, le Alpi Apuane sono certamente meno imponenti delle altre, infatti il monte più alto è il Pisanino (appena 1946 metri). Il nome Apuane deriva dai Liguri Apuani, il popolo che nell'antichità abitava quella regione estesa dalla provincia di Lucca alla provincia di Massa Carrara.

The Apuan Alps are surely less imposing than the others, in fact the highest peak is the Pisanino (just 5450 feet). Their name derives from the ancient people who inhabited the region extending from the province of Lucca to the province of Massa Carrara: the Apuan Ligurians.

Le Apuane viste dal Monte Matanna


Sono montagne di formazione anteriore agli Appennini, e il tipo di roccia è sedimentaria mentre l'Appennino è formato in prevalenza da rocce calcaree dure e da argille molli. Le Alpi di Carrara in particolare sono famose per l'estrazione del marmo bianco, un materiale nei secoli molto ricercato per la costruzione e il rivestimento di chiese e palazzi e per opere di scultura. L'estrazione del marmo ha ridisegnato il profilo di alcune montagne facendo sorgere un movimento di protesta per i danni ambientali e paesaggistici da essa causati.

The Apuan range belongs to a previous age than the Apennines, and the type of rock is sedimentary, while the Apennines are made ​​up mainly of hard limestone rocks and soft clay. The Alps of Carrara in particular are famous for the white marble quarries, a material highly requested during the centuries for the construction and embellishment of churches and palaces and for sculpture works. The extraction of the marble has redrawn the profile of some mountains, giving rise to a protest movement against its environmental and landscape damage.

Cave di marmo


Le cime delle Apuane sono mete favorite di escursioni, in particolare per noi di Lucca la Pania, il Forato, il Prana, il Croce e il Matanna. Il CAI, Club Alpino Italiano, ha realizzato una rete di sentieri per favorire questa attività molto piacevole e rilassante. Inoltre ci sono associazioni locali, come gli Amici della Montagna e il Bivacco, che ogni anno presentano un ricco programma di escursioni. Anche noi a scuola, quando ci sono persone interessate, organizziamo volentieri dei trekking in montagna.

The peaks of the Apuan Alps are favorite destinations for hiking tours, and for us living in Lucca especially Pania, Forato, Prana, Croce and Matanna. The CAI, the Italian Alpine Club, has created a network of trails to encourage this very pleasant and relaxing activity . In addition there are local associations, as the Amici della Montagna and il Bivacco, which present a rich program of excursions every year. We, too, at school, when there are people interested, are pleased to organize hiking tours as recreational activities.



Indicazioni di sentieri


Un gruppo di escursionisti

Il Monte Forato