Parlo Italiano...

...E LO SCRIVO, LO LEGGO, LO SMONTO....E LO RIMONTO!

domenica 13 aprile 2014

RICORDI E RITI DELLA PASQUA, TRA IL SACRO E IL PROFANO



Eccoci nella Settimana Santa, la settimana che precede la Pasqua. Ci sono diversi riti e svariate tradizioni che accompagnano questo periodo, e personalmente, fin da piccola, alcune di queste tradizioni le ho vissute più intensamente. Ecco quali sono i miei ricordi personali su questo periodo:
allora, prima di tutto, figlia e nipote di donne molto devote, nel senso anche un po' più “bigotto” del termine, ricordo con una punta di sofferenza e qualche nostalgia le cerimonie a cui dovevo partecipare, a partire dal Giovedì Santo: comincerò dalla lavanda dei piedi, una cerimonia che oggi considero molto suggestiva, ma a cui io allora non volevo assolutamente partecipare, perché mi imbarazzava moltissimo. 
Invece, niente da fare: come figlia di una delle donne più attive della parrocchia, bimba biondina, caruccia e piena di riccioli, figuriamoci se potevo essere esonerata da questa performance. E allora, vestita con una tunica bianca e con una ghirlanda fiorita tra i capelli, dai 5 ai 10/11 anni ogni giovedì santo ero lì, sull'altare centrale, in fila con altri sei o sette bimbi (anche loro figli o nipoti delle altre devote parrocchiane), tutti scalzi, aspettando di farsi lavare i piedi dal Sacerdote. Ogni volta pensando: questo è l'ultimo anno che lo faccio, giuro!

Tintoretto - La lavanda dei piedi


La mattina dopo, poi, c'era l'altro rito: il Giro delle Sette Chiese. E qui c'è da dilungarsi un po'... nella lingua italiana, l'espressione “fare il giro delle sette chiese” significa, in sintesi, perdere tempo, fare qualcosa di poco utile. Insomma, questo modo di dire ha assunto un significato piuttosto negativo. Nella tradizione dei riti pasquali, invece, fare il giro delle sette chiese era una sorta di piccolo pellegrinaggio: il Venerdì santo, infatti, si visitavano sette diverse chiese della città, e si pregava di fronte al Tabernacolo, particolarmente ornato per l'occasione. Naturalmente, anche mia madre ed io facevamo questo giro: si partiva, in bicicletta, dalla nostra chiesa (quella di S.Anna, proprio quella di fronte alla scuola LIS: i semi non cadono mai lontano dagli alberi!), e poi entravamo in città, dove le altre tappe erano le chiese di San Paolino, Sant'Alessandro, San Michele, San Frediano, Santa Maria Nera, per finire in San Martino, nella Cattedrale.
 
S.Anna, la chiesa di fronte alla scuola

San Paolino


Sant'Alessandro

San Michele
Santa Maria Nera

San Frediano




San Martino




Devo dire che questo giro delle sette chiese in fondo mi divertiva anche un po': tra una chiesa e l'altra, un paio di soste per qualche dolcetto si facevano sempre, e quando mamma era particolarmente allegra ci poteva scappare anche una coppa di panna montata alla Cubana (un bar storico in cima a Via Fillungo, peccato che oggi non ci sia più) o un pezzo di pizza da Felice (quella c'è ancora, per fortuna, in Via Buia – e la pizza è buona come allora). Certo, la panna o la pizza non si addicevano al giorno di penitenza più importante dell'anno, ma si sa, con i bambini qualche trasgressione ci sta...



Si tornava a casa, e si pranzava (senza carne assolutamente) con qualcosa di semplice. Alle tre del pomeriggio si sentivano le campane della chiesa suonare a morto: a casa mia, qualsiasi cosa si stesse facendo, eravamo in quel momento tenuti a interromperla, e a pregare in silenzio per qualche minuto.
A metà pomeriggio, infine, si tornava in città, per assistere alla Via Crucis: una processione organizzata dai Volontari della Misericordia, che giravano per le strade del centro tutti vestiti di nero e con un cappuccio in testa, con solo due buchi per gli occhi. Piuttosto inquietanti a vedersi, chiedevano offerte per i poveri e mettevano talmente paura che tutti erano pronti ad aprire il portafoglio... o almeno quella era l'impressione che facevano a me a quel tempo. 
Ecco un link a un video in cui si vede una parte di questa processione.

Poi, il sabato santo, si iniziavano i preparativi per il pranzo di Pasqua: spesso mamma preparava centinaia (veramente!) di tortelli, da mangiarsi il giorno dopo, e poi le torte, eccetera eccetera. Ma dei tipici piatti pasquali mi riprometto di parlarne in un altro post. 

1 commento:

  1. Dov'e' Santa Maria Nera? (Reconosco le altre chiese!) --Barb

    RispondiElimina