Parlo Italiano...

...E LO SCRIVO, LO LEGGO, LO SMONTO....E LO RIMONTO!

sabato 28 maggio 2011

Roberto Saviano parla dell'unità d'Italia

Ecco la trascrizione integrale del discorso sull'unità d'Italia che lo scrittore Roberto Saviano ha fatto in una recente trasmissione televisiva

Here is the complete transcription of a speech on the unity of Italy, the writer Roberto Saviano made recently on tv.


Mi andava di... poter tenere la bandiera italiana in mano... questa, proprio questa qui, questa che tengo, proprio questa, questa è la più.... la prima bandiera italiana, prima ancora che ci cucissero al centro lo scudo sabaudo. E mi piaceva tenerla, perché credo che sia qualcosa di più di un simbolo... tutte le bandiere sono dei simboli e i popoli più o meno ci si riconoscono, è ovvio che sia così; ma mi piaceva, da meridionale soprattutto, ricordare che in realtà questa bandiera è la traccia di un sogno, e non sembri retorico quello che sto dicendo. Cioè, l'Italia unita, nella testa di Mazzini, nelle azioni di Pisacane, nel sogno di centinaia e migliaia di pensatori repubblicani unitaristi, non era semplicemente l'unità di regioni geograficamente vicine, e non è neanche come è capitato per altri paesi - intese di aristocrazie, unità di gruppi di potere: per loro l'unità era l'unica condizione per emancipare il popolo italiano – dopo tre secoli di dominazione straniera – ma di emanciparli dall'ingiustizia. L'unità non può che essere quella strada, non semplicemente qualcosa che ci permette appunto di avere semplicemente una bandiera, ma una bandiera che diventa simbolo della possibilità di emanciparsi, di emanciparci dalla sofferenza, dall'ingiustizia: questo era nella loro, nella loro testa. La grande idiozia che stiamo ascoltando da anni, che spaccare il paese sia un modo per renderlo più forte, è evidente che non solo è un discorso miope, ma insostenibile: se guardiamo la cartina preunitaria, il Regno, per esempio, di Sardegna, Regno Sabaudo, una sorta di cosa piccola, eccolo là, sotto la Francia, la periferia francese sarebbe; il Lombardo-Veneto, cosa sarebbe il Lombardo-Veneto? La periferia austriaca. Lo Stato Pontificio, al centro, uno stato simbolico: si tornerebbe a essere periferia di qualcun altro. La centralità, l'unità del Paese invece aveva un'altra idealità, un altro progetto, quello di dire “decidiamo del nostro destino”. Chi pensa di poterlo spaccare, non fa nient'altro che arretrare, indebolirci, distruggere quello che era stato un grande sogno, il sogno di poter vedere, nell'unione del Friuli alla Calabria, in un unico Paese, un unico sangue, un'unica lingua, la possibilità di disegnare un destino diverso... mi tornano sempre alla mente, per esempio, i martiri calabresi, i cinque martiri di Gerace, cinque ragazzi, il più vecchio aveva 28 anni, vengono fucilati perché sognavano che dal Regno delle Due Sicilie, dal Sud potesse partire l'ideale in grado di unire l'Italia: dal Sud che aveva raggiunto dei primati – la prima ferrovia, le seterie migliori del Mediterraneo – da lì combattere, anche perché c'era stata tutta l'idealità riformista del Settecento : Gaetano Filangeri, Genovesi, Abate Galiani – tutti pensatori meridionali che avevano ispirato i rivoluzionari francesi; non è pensabile credere che la spaccatura di un Paese oggi sia la soluzione. La continuità con quegli ideali risiede per esempio nel pensare ancora che siamo meglio della nostra classe politica, che il Paese ha voglia di essere ridisegnato, che ha voglia di fare, che i talenti vogliono uscire finalmente, smettere di pensare che i più bravi arrivano ultimi, e imparare a poter sognare che i più bravi arriveranno primi. Sognare con l'idealità che fu degli unitaristi, significa, di fronte alla macchina del fango, di fronte alle baggianate quotidiane scritte sui siti che hanno il compito di diffondere a pigri giornalisti le informazioni di gossip: rispondere a tutto questo non ci interessa, rispondere a tutto questo non ci importa – non vi crediamo, e andiamo avanti. L'idea di poter costruire questa Italia significa essere veramente eredi di quello che è stato il pensiero dell'unità italiana e non le balle che racconta, per esempio, la Lega quando chiama il suo centro di ricerche “Cattaneo”: Carlo Cattaneo, pensatore repubblicano e federalista, credeva che il federalismo fosse un federalismo solidale in grado di unire il Paese, non di considerare una parte del paese inutile; l'amministrazione federale, nel pensiero del Cattaneo, non è, come blaterano le camicie verdi, è un pensiero che va a credere che l'Italia una e amministrata in maniera diversa potesse davvero essere il grande sogno italiano, la cerniera tra la cultura mediterranea e la Mitteleuropa, quella che prima o poi torneremo, riusciremo ad essere. Io forse sono un privilegiato, nel senso che sono figlio di un padre napoletano e di una madre di origine ligure, quindi ho il sangue del sud e il sangue del nord: i miei antenati materni sono stati repubblicani e mazziniani; hanno spesso pagato per questo loro ideale, ma mi è arrivata, la tradizione orale della mia famiglia, come una cantilena, il giuramento che i ragazzi facevano quando diventavano membri della Giovine Italia, che facevano i giovani che credevano che l'unità potesse essere l'inizio per costruire un paese libero e diverso, da come invece era nello scacchiere quando l'Italia serviva ad altri e non a se stessa, e mi piacerebbe poterlo recitare, questo giuramento: “Io do il mio nome alla Giovine Italia, associazione di uomini credenti nella stessa fede; giuro, invocando sulla mia testa l'ira di Dio, l'abominio degli uomini e l'infamia dello spergiuro, s'io tradissi, in tutto o in parte, il mio giuramento. Giuro di uniformarmi alle istruzioni che mi verranno trasmesse nello spirito della Giovine Italia da chi rappresenta con me l'unione de' miei fratelli, e di conservarne anche a prezzo della vita, inviolati i segreti. Giuro di consacrarmi tutto e per sempre a costituire con essi l'Italia in nazione una, indipendente, libera e repubblicana”



giovedì 19 maggio 2011

Una visita a Villa Garzoni di Collodi

La scorsa settimana sono andato con alcune nostre studentesse a visitare il giardino di Villa Garzoni a Collodi, un paese situato a est di Lucca. La Villa risale al '600 e fu costruita, a partire da un castello esistente dal 1300, dalla famiglia Garzoni di Firenze, che ne è rimasta proprietaria fino a pochi anni fa, quando, ridotta in pessimo stato di conservazione, è stata venduta a un uomo d'affari che ne ha quasi completato il restauro.

La Villa si trova in una posizione scoscesa ed ha dietro a sé l'intero vecchio paese di Collodi, con cui costituisce un insieme molto suggestivo. Il giardino è splendido, in stile barocco e disposto a terrazze, con numerose statue sia di figure mitologiche che di semplici popolani, grotte e giochi d'acqua, boschetti e sentieri, fino alla statua della Fama, che dall'alto tutto sovrasta: vale veramente la pena visitarlo e restarvi per qualche ora, specialmente in una bella giornata di sole come quella. Da visitare, oltre al giardino, anche la casa delle farfalle, un ambiente riscaldato dove vivono e si riproducono molti bellissimi esemplari di farfalle da tutto il mondo.


Ma il paese di Collodi è forse più famoso per Pinocchio che per la Villa Garzoni: infatti fu qui che visse nell'infanzia Carlo Lorenzini, lo scrittore fiorentino autore del libro sul burattino di legno, e assunse lo pseudonimo di Carlo Collodi. La sua mamma era originaria del paese e lavorò come donna di servizio nella villa. A Pinocchio è dedicato un parco poco distante dalla villa, contenente una ricostruzione artistica degli episodi della sua storia e meta di visitatori, soprattutto ragazzi, da tutto il mondo.


A visit to Villa Garzoni in Collodi

Last week I went on an excursion with some of our students to visit the garden of Villa Garzoni in Collodi, a hamlet located to the east of Lucca. The Villa was built in the 17th century on the site of a castle existing from 1300, by the family Garzoni of Florence and it has remained their property until a few years back, when it was sold in a condition of poor repair to a businessman who has almost finished restoring it.


The Villa is located on a steep slope and has the entire old hamlet of Collodi "tailwise" behind, making a most impressive composition. Its garden is gorgeous, in baroque style and with a terracing structure, with several statues of mythological as well as peasant figures, caves and water effects, groves and paths, extending up to the statue of Fame, towering above the entire slope: it was really worth visiting and lingering there for a couple of hours, especially on such a fine sunny day as we could enjoy. Beside the garden, we also visited the Butterfly House, a special building to give shelter to many species of butterflies from all the world.



But Collodi is perhaps better known for Pinocchio than for the Villa Garzoni: in fact Carlo Lorenzini, the Florentine author of the adventures of the wooden puppet spent his childhood there and later decided to take the pen-name of Carlo Collodi: his mother was from that hamlet and had worked for the Garzoni family as a maid. A nearby park is dedicated to Pinocchio, offering an artistic open-air reconstruction of his adventures to young and adult visitors from all over the world.



sabato 14 maggio 2011

Il buccellato, dolce tipico di Lucca

Ieri mattina, mentre passeggiavo per le vie della città in compagnia di una nostra studentessa che sta frequentando un corso di “italiano pratico”, mi è cascato l'occhio sulla vetrina di una pasticceria dove risaltava in bella vista un cartello con la scritta “Chi viene a Lucca e 'un mangia il buccellato è come se non ci fosse stato”. Naturalmente sotto troneggiava un bel buccellato a ciambella... L'ho fatto notare alla mia studentessa che mi ha domandato il significato di quella scritta. Ne è seguita una conversazione a metà tra le tradizioni gastronomiche lucchesi e la grammatica pura ( quel congiuntivo trapassato... più croce che delizia degli studenti di italiano...) che è risultata molto interessante, sia per lei che per me. Da lì, mi è venuto in mente di dedicare un post a questo “pane dolce” che è uno dei simboli della nostra città, il BUCCELLATO.


Il Buccellato condivide con la torta di verdura il primato del dolce più tipico e conosciuto di Lucca. Pare che sia stato creato da una famiglia di antichi pasticceri all'epoca dei Guinigi ( prima metà del'400) per deliziare i palati della nobiltà cittadina. Il Buccellato prende il suo nome dal latino ‘buccella’, che significa boccone: per gli antichi romani il “buccellatum” era un pane rotondo formato da una corona di panini . Il moderno Buccellato si presenta in due modi: a forma a ciambella e a forma di “baguette”, e nella tradizione lucchese non mancava mai sulle tavole domenicali.



Si tratta di un dolce molto semplice ma saporito: all'interno presenta una pasta dolce e morbida ricca di uvetta e anice, mentre fuori è spennellato con uno strato di zucchero e uovo, che gli garantisce il tipico colore bruno e lucido.


Ecco la ricetta, nella sua versione più classica:

Ingredienti:


farina (500gr)
zucchero (150gr)
burro (50 gr)
Lievito di birra (20 gr)
2 uova
1 bicchiere di latte
uvetta (50 gr)
2 cucchiaini di semi di anice
un pizzico di sale


Preparazione:

Impastare la farina, lo zucchero, il burro, il lievito, il sale ed uno delle due uova ammorbidendo con il latte e un po' di acqua tiepida, realizzando la fontana. Formare una palla di impasto morbida inserendo man mano anche l'uvetta (eventualmente ammorbidita con del liquore) ed i semi di anice. Lasciare lievitare l'impasto circa 1 ora.
Dopo la lievitatura, realizzare dei salsicciotti di pasta (o delle ciambelle) effettuando un leggero taglio con un coltello sulla parte superiore della pasta, in modo da favorirne la lievitatura. Lasciare lievitare ancora 1 ora. Infine spennellare la superficie superiore della pasta con un misto di zucchero e uovo e far cuocere a forno caldo per circa 1 ora.


Una variante deliziosa, adatta a questo periodo di cerimonie e Comunioni: nelle campagne lucchesi, infatti, un tempo, in occasione della festa per la Comunione di un bambino, la nonna preparava una specie di “zuppa” a base di buccellato inzuppato leggermente nel vin santo, alternato a strati di crema e fragole con il loro succo... che ricordi dolci... buon appetito!



Yesterday morning as I was walking through the streets of Lucca with a student attending our practical Italian course, a sign in the shop-window of a confectioner's caught my eye. It says “Whoever comes to Lucca and doesn't eat Buccellato, it's like he never was there” And naturally a ring-shaped buccellato towered below that sign.... I made my student notice it, and she asked the meaning of those words. We then started talking about Lucchese gastronomic traditions and pure Italian grammar - that past perfect subjunctive, more affliction than delight for students in Italian – which proved very interesting for both. The occasion prompted me to write about this “sweet bread” which is one of the symbols of our city: IL BUCCELLATO


The Buccellato, beside the Torta di verdura (vegetable cake), is the most typical and well-known cake of Lucca. They say it was created by an ancient confectioner's family at the time the Guinigi were ruling the city (first half of 1400) to delight the taste of the Lucchese nobility. Its name comes from the Latin “buccella” which means “mouthful”: for the ancient Romans the “buccellatum” was a ring-shaped bread formed by a crown of bread rolls. The modern “Buccellato” can have two shapes: like a ring and like a “baguette”, and in the past is was the traditional dessert for the Sunday's lunch in most Lucchese homes.

It's a very simple but tasty cake: inside the paste is sweet and soft with raisins and aniseed, outside it is brushed with a mixture of sugar and egg, which makes it brown and glossy.

Here's the recipe in its classical version:

Ingredients:


Wheat flour (500gr)
Sugar (150gr)
Butter (50 gr)
Leaven (20 gr)
2 eggs
1 glass of milk
Raisins (50 gr)
2 spoonfuls aniseeds
A pinch of salt

Preparation

Make a well with the flour and add sugar, butter, leaven, salt and one egg with milk and some lukewarm water working it into a dough. Add the raisins (if needed softened in liquor) and the aniseed little by little. Let the dough rise for about an hour. After that, shape the dough into “sausages” or rings as you prefer and make a shallow cut with a knife on the upper side, so as to favour its rising. Let it rise for another hour. Then brush the upper surface of the dough with a mixture of sugar and egg and bake in the oven for about an hour.


A tasty version, fit for this period of ceremonies and Communions: in the past, in the Lucchese countryside on the occasion of the religious feast of the Communion, the grandma prepared a sort of pudding made up of buccellato dipped in sweet wine and interlayered with cream and strawberries...... what sweet memories....... enjoy!





lunedì 2 maggio 2011

Il mese di maggio descritto da Francesco Guccini

Ecco la strofa dedicata al mese di maggio, nella Canzone dei Dodici Mesi di Francesco Guccini:

Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera
Il nuovo amore getti via l'antico nell'ombra della sera
Ben venga Maggio, ben venga la rosa, che dei poeti è il fiore
Mentre la canto con la mia chitarra, brindo a Cenne e a Folgore



Here's the strophe dedicated to the month of May, from the Song of the 12 Months by Francesco Guccini

Be welcome May and the friendly banner, be welcome spring season
Let the new love discard the old one in the evening shade
Be welcome May, be welcome rose, the flower of the poets
While I sing to it with my guitar, I toast to Cenne and to Folgore*

*Cenne and Folgore were two Tuscan burlesque poets of 1300.