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sabato 14 maggio 2011

Il buccellato, dolce tipico di Lucca

Ieri mattina, mentre passeggiavo per le vie della città in compagnia di una nostra studentessa che sta frequentando un corso di “italiano pratico”, mi è cascato l'occhio sulla vetrina di una pasticceria dove risaltava in bella vista un cartello con la scritta “Chi viene a Lucca e 'un mangia il buccellato è come se non ci fosse stato”. Naturalmente sotto troneggiava un bel buccellato a ciambella... L'ho fatto notare alla mia studentessa che mi ha domandato il significato di quella scritta. Ne è seguita una conversazione a metà tra le tradizioni gastronomiche lucchesi e la grammatica pura ( quel congiuntivo trapassato... più croce che delizia degli studenti di italiano...) che è risultata molto interessante, sia per lei che per me. Da lì, mi è venuto in mente di dedicare un post a questo “pane dolce” che è uno dei simboli della nostra città, il BUCCELLATO.


Il Buccellato condivide con la torta di verdura il primato del dolce più tipico e conosciuto di Lucca. Pare che sia stato creato da una famiglia di antichi pasticceri all'epoca dei Guinigi ( prima metà del'400) per deliziare i palati della nobiltà cittadina. Il Buccellato prende il suo nome dal latino ‘buccella’, che significa boccone: per gli antichi romani il “buccellatum” era un pane rotondo formato da una corona di panini . Il moderno Buccellato si presenta in due modi: a forma a ciambella e a forma di “baguette”, e nella tradizione lucchese non mancava mai sulle tavole domenicali.



Si tratta di un dolce molto semplice ma saporito: all'interno presenta una pasta dolce e morbida ricca di uvetta e anice, mentre fuori è spennellato con uno strato di zucchero e uovo, che gli garantisce il tipico colore bruno e lucido.


Ecco la ricetta, nella sua versione più classica:

Ingredienti:


farina (500gr)
zucchero (150gr)
burro (50 gr)
Lievito di birra (20 gr)
2 uova
1 bicchiere di latte
uvetta (50 gr)
2 cucchiaini di semi di anice
un pizzico di sale


Preparazione:

Impastare la farina, lo zucchero, il burro, il lievito, il sale ed uno delle due uova ammorbidendo con il latte e un po' di acqua tiepida, realizzando la fontana. Formare una palla di impasto morbida inserendo man mano anche l'uvetta (eventualmente ammorbidita con del liquore) ed i semi di anice. Lasciare lievitare l'impasto circa 1 ora.
Dopo la lievitatura, realizzare dei salsicciotti di pasta (o delle ciambelle) effettuando un leggero taglio con un coltello sulla parte superiore della pasta, in modo da favorirne la lievitatura. Lasciare lievitare ancora 1 ora. Infine spennellare la superficie superiore della pasta con un misto di zucchero e uovo e far cuocere a forno caldo per circa 1 ora.


Una variante deliziosa, adatta a questo periodo di cerimonie e Comunioni: nelle campagne lucchesi, infatti, un tempo, in occasione della festa per la Comunione di un bambino, la nonna preparava una specie di “zuppa” a base di buccellato inzuppato leggermente nel vin santo, alternato a strati di crema e fragole con il loro succo... che ricordi dolci... buon appetito!



Yesterday morning as I was walking through the streets of Lucca with a student attending our practical Italian course, a sign in the shop-window of a confectioner's caught my eye. It says “Whoever comes to Lucca and doesn't eat Buccellato, it's like he never was there” And naturally a ring-shaped buccellato towered below that sign.... I made my student notice it, and she asked the meaning of those words. We then started talking about Lucchese gastronomic traditions and pure Italian grammar - that past perfect subjunctive, more affliction than delight for students in Italian – which proved very interesting for both. The occasion prompted me to write about this “sweet bread” which is one of the symbols of our city: IL BUCCELLATO


The Buccellato, beside the Torta di verdura (vegetable cake), is the most typical and well-known cake of Lucca. They say it was created by an ancient confectioner's family at the time the Guinigi were ruling the city (first half of 1400) to delight the taste of the Lucchese nobility. Its name comes from the Latin “buccella” which means “mouthful”: for the ancient Romans the “buccellatum” was a ring-shaped bread formed by a crown of bread rolls. The modern “Buccellato” can have two shapes: like a ring and like a “baguette”, and in the past is was the traditional dessert for the Sunday's lunch in most Lucchese homes.

It's a very simple but tasty cake: inside the paste is sweet and soft with raisins and aniseed, outside it is brushed with a mixture of sugar and egg, which makes it brown and glossy.

Here's the recipe in its classical version:

Ingredients:


Wheat flour (500gr)
Sugar (150gr)
Butter (50 gr)
Leaven (20 gr)
2 eggs
1 glass of milk
Raisins (50 gr)
2 spoonfuls aniseeds
A pinch of salt

Preparation

Make a well with the flour and add sugar, butter, leaven, salt and one egg with milk and some lukewarm water working it into a dough. Add the raisins (if needed softened in liquor) and the aniseed little by little. Let the dough rise for about an hour. After that, shape the dough into “sausages” or rings as you prefer and make a shallow cut with a knife on the upper side, so as to favour its rising. Let it rise for another hour. Then brush the upper surface of the dough with a mixture of sugar and egg and bake in the oven for about an hour.


A tasty version, fit for this period of ceremonies and Communions: in the past, in the Lucchese countryside on the occasion of the religious feast of the Communion, the grandma prepared a sort of pudding made up of buccellato dipped in sweet wine and interlayered with cream and strawberries...... what sweet memories....... enjoy!





1 commento:

  1. Sono andata a Lucca per pochi ora, comunque, non ho mangiato buccellato - quindi, non sono andata a lucca! Alla prossima! Grazie per la lezione!

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